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Hiv, con strategie long-acting obiettivo infezioni zero

AIDS4ROMA, 30 nov. - La disponibilità di nuove strategie preventive e terapie long-acting può contribuire a contenere l'infezione da Hiv, agendo sull'aderenza al trattamento, sia in ambito preventivo che terapeutico. Sono i contenuti principali su cui si sono confrontati oggi a Roma gli esperti che hanno partecipato all'evento 'Ist - Hiv Call 2025: quali opportunità di gestione e prevenzione per l'emergenza sanitaria silente', organizzato da Cencora-Pharmalex con il patrocinio dell'Istituto superiore di sanità, della Società interdisciplinare per lo studio delle malattie sessualmente trasmissibili (Simast), della Società italiana delle malattie infettive e tropicali (Simit) e di Federchimica Assobiotec, con il contributo non condizionato di ViiV Healthcare Italia.

In Italia l'Hiv rappresenta oggi un'epidemia silenziosa, di cui si parla troppo poco, sottolineano gli organizzatori in una nota. Ciò è dovuto principalmente alla scarsa informazione che porta a diagnosi tardive e ritarda ulteriormente la possibilità di contrastare al meglio la diffusione del virus.

Nel nostro Paese si stimano 163mila persone con Hiv, di cui 15mila non diagnosticate. Secondo i dati dell'Iss, nel 2024 sono state segnalate 2.379 nuove diagnosi, pari a un'incidenza di 4 ogni 100mila residenti. Le incidenze più alte (maggiori o uguali a 4,5 casi per 100mila residenti) sono state osservate nel Lazio, in Toscana e in Emilia Romagna. Le persone che hanno scoperto di essere Hiv-positive nel sono maschi nel 79% dei casi. L'età mediana è di 41 anni, più alta nei maschi (41 anni) rispetto alle femmine (40 anni).

In questo scenario, l'evoluzione e l'innovazione terapeutica rappresentano una grande speranza per le persone a rischio di contrarre il virus e per le persone già sieropositive, in grado di ridurre significativamente il rischio di infezione così come gli esiti gravi, rendendo l'Hiv una condizione cronica curabile. Secondo Unaids, entro il 2025 l'86% delle persone positive al virus dovrebbe raggiungere una carica virale non rilevabile e il 95% delle persone a rischio dovrebbe avere accesso alla profilassi pre-esposizione (PrEP).

L'evento - prosegue la nota - ha rappresentato un'importante occasione di confronto tra clinici, istituzioni e associazioni di pazienti, focalizzato su innovazioni terapeutiche e sfide della prevenzione dell'Hiv grazie a trattamenti innovativi che garantiscono risultati eccellenti quando la diagnosi è tempestiva.

"Un recente studio clinico ha dimostrato che oltre il 90% dei pazienti preferisce passare alla terapia iniettabile long-acting dopo un primo trattamento orale, questo perché consente loro più libertà nella quotidianità, allontanando così anche il ricordo stigmatizzante di malattia", spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e componente Consiglio superiore di sanità. "Strategie preventive e di trattamento long-acting - aggiunge - favoriscono una maggiore aderenza al trattamento, riducono il rischio di fallimento della terapia e aumentano l'efficacia della prevenzione dall'infezione. Noi medici, quando possibile, dobbiamo offrirla alle persone con Hiv. Lato prevenzione, la profilassi pre-esposizione deve essere vista come strumento di prevenzione alla portata di tutti". Le linee guida aggiornate dell'Organizzazione mondiale della sanità sottolineano l'importanza di rendere la long-acting PrEP ampiamente disponibile, riconoscendone il ruolo essenziale nella tutela della salute pubblica.

"Il ministero della Salute ha recentemente presentato il nuovo Piano nazionale di interventi per la prevenzione delle infezioni da Hiv, delle epatiti virali e delle infezioni sessualmente trasmesse (Ist) per il quinquennio 2024-2028 - afferma Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute - Si tratta di un documento programmatico che punta a rafforzare le strategie di prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, in linea con gli obiettivi dell'Oms per l'eliminazione delle epatiti virali e per il contenimento dell'Hiv e delle Ist entro il 2030. Una delle novità più rilevanti del Piano è il forte investimento sulla prevenzione combinata, sulla distribuzione gratuita di profilattici e il potenziamento della PrEP, che ancora oggi sconta forti ritardi in termini di accessibilità in Italia e alla quale bisogna dare impulso".

Il capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del ministero della Salute, Francesco Saverio Mennini, aggiunge: "Le malattie infettive e in particolare l'Hiv, rappresentano ancora oggi una sfida sanitaria rilevante, nonostante i progressi terapeutici. Il ministero della Salute sta lavorando a ridurre l'incidenza delle nuove infezioni, aumentare l'accesso ai test, migliorare il linkage-to-care e favorire l'integrazione tra prevenzione, screening e trattamento, soprattutto nei contesti di maggiore vulnerabilità. Siamo consapevoli di quanto sia importante lavorare in una visione di One Health, integrando innovazione e programmazione. Nella lotta all'Hiv - evidenzia - è indispensabile favorire strategie di prevenzione e trattamento che ci consentano di raggiungere l'obiettivo dell'Oms di eradicazione dell'epidemia da Hiv entro il 2030. Tali strategie rappresenterebbero un investimento tanto sotto il profilo economico, quanto in termini di qualità di vita e complicanze evitate per i pazienti".

(adnKronos)


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