Come scrivere la storia: l’incontro di Bruna Bagnato, Elvira Mujčić e Cecilia Sala con Neri Marcorè
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- Creato 13 Settembre 2026
- Pubblicato 13 Settembre 2026
MANTOVA, 13 set. – Storia come saggia "maestra di vita" oltre che testimonianza del passato, secondo Cicerone, la storia insegna ma non ha scolari per Gramsci, oppure la storia si ripete prima come tragedia, poi come farsa, come disse Karl Marx: sono infinite le declinazioni della parola ed è su questo irrisolto enigma che ha posto l'attenzione l'evento di questa mattina in piazza Castello.
A condurre l'incontro è stato Neri Marcorè che, con la sapiente arguzia che gli è naturale, ha dialogato con Bruna Bagnato, Elvira Mujčić e Cecilia Sala intrecciando le loro opinioni proiettate nella realtà contemporanea.
Per la professoressa ordinaria di Storia delle relazioni internazionali Bruna Bagnato la prima difficoltà sta nel separare la percezione dei fatti vissuti direttamente da quella che emerge studiando i testi rendendo la storia non oggettiva, le conclusioni mai definitive ma condizionate dalle domande del momento in cui le di interpreta.
Se è vero che l'analisi storica consiglia una distanza dagli eventi, secondo Cecilia Sala l'osservazione diretta fa vedere meglio il prezzo che pagano le vittime e le varie storie che ha raccolto passando nei paesi sconvolti dalla guerra possono concorrere a creare un quadro generale.
Il potere della scrittura di restituire un quadro credibile è stato ribadito da Elvira Mujčić, scrittrice serba che risiede in Italia da una ventina d'anni, anche mettendo a fuoco il trauma rimosso di eventi del recente passato, dando un nome a luoghi che non ci sono più, lasciando una traccia di sé.
"La generazione passata aveva un orizzonte di futuro a cui puntare mentre i giovani di oggi fanno molto più fatica a immaginarsi un futuro". È il pensiero di Bruna Bagnato che ritiene, appunto, che il mondo oggi sia peggiore di come lo avevamo ricevuto. La sua ampia risposta alla richiesta di Neri Marcorè relativa al rapporto tra riarmo e risoluzione dei conflitti ha portato ad una amara considerazione dell'attuale quadro internazionale.
"Dal passato concetto di armi sempre più potenti ma in chiave dissuasiva, oggi si è arrivati a parlare con sconcia allegria di usare armi letali e non c'è traccia di una possibile federazione europea delegata a gestire un riarmo collettivo. Adesso si pensa anche al riarmo come fonte di salvezza per la crisi economica dei paesi europei e considerando gli sviluppi di precedenti situazioni analoghe c'è di che preoccuparsi".
L'evento, promosso da Eni, ha offerto l'occasione per celebrare il centesimo anniversario dalla fondazione di Agip, inizio della storia industriale di Eni.
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