Psicopatologia di Rocco Schiavone: Manzini e Cirri raccontano il vicequestore più scorretto d'Italia
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- Creato 11 Settembre 2026
- Pubblicato 11 Settembre 2026
MANTOVA – Sessant'anni, un carattere impossibile, un rapporto decisamente complicato con il mondo e un paio di Clarks ai piedi anche quando intorno ci sono le montagne della Valle d'Aosta. Rocco Schiavone è arrivato al Festivaletteratura di Mantova per fare, almeno idealmente, un bilancio della propria vita. A raccontarlo, venerdì pomeriggio in Piazza Castello, sono stati il suo padre letterario Antonio Manzini e Massimo Cirri, protagonisti dell'incontro dal titolo emblematico "Psicopatologia di Rocco Schiavone".
Un'occasione per ripercorrere la storia del vicequestore più celebre della narrativa italiana contemporanea, ma soprattutto per entrare nelle contraddizioni di un personaggio che continua ad affascinare proprio perché difficile da definire.
Scontroso, burbero, insofferente alle regole e dotato di una personalissima capacità di trasformare ogni situazione in una delle sue celebri "rotture di coglioni", Schiavone è un uomo che non si adatta facilmente a nulla. Nemmeno alla montagna.
«Perché Rocco Schiavone veste solo con le scarpe Clarks, tra l'altro in montagna?» ha chiesto Cirri.
La risposta di Manzini ha subito restituito al pubblico l'essenza del suo personaggio. «Perché lui non si deve piegare alle altitudini e alla montagna. Ma lui è così: è un rompipalle, scontroso e burbero».
Una definizione che, tra le risate del pubblico, ha accompagnato un incontro capace di alternare ironia e riflessione, leggerezza e malinconia. Un personaggio pieno di crepe. Nel corso degli anni Rocco Schiavone è cambiato, così come è cambiato il mondo che lo circonda. Alcuni personaggi sono usciti dalla sua vita, altri hanno lasciato segni profondi.
«Nel tempo ho voluto e dovuto eliminare dei personaggi, come la giornalista», ha raccontato Manzini.
Cirri ha osservato come fosse stata «l'unica che ha perforato la scorza di Schiavone».
«È lui che non ha perforato lei», ha replicato immediatamente Manzini, provocando una nuova risata del pubblico.
Dietro la scorza del vicequestore, però, rimangono ferite che non si sono mai davvero chiuse. La perdita di Marina, la moglie assassinata che continua ad accompagnarlo come una presenza impossibile da cancellare, è una delle chiavi per comprendere la complessa psicologia di Schiavone.
Dai ricordi dell'infanzia, raccontati anche ne I tramezzini di Rocco Schiavone, con gli inseparabili Brizio, Furio e Seba, fino alla sua prima apparizione nella malinconica Panarea scelta come rifugio, l'incontro ha composto una sorta di album della memoria del personaggio.
Un percorso fatto di amicizie, lutti, errori e contraddizioni.
Massimo Cirri ha individuato nelle storie di Schiavone una caratteristica particolare, parlando di una sorta di «malinconia morale», capace forse di raccontare anche il tempo presente.
Manzini ha allargato la riflessione al mondo di oggi. «È un cazzo di mondo ed è difficile per tutti andare avanti senza esserne sopraffatti. Come si fa oggi a raccontare il mondo? È complicato. È difficile».
Parole che hanno segnato uno dei momenti più riflessivi dell'incontro. Per Manzini, forse proprio per questa difficoltà, diventa più naturale raccontare storie più vicine, storie di paese, microcosmi nei quali osservare le persone e le loro contraddizioni. Senza rinunciare, naturalmente, all'ironia.
«Viviamo nel Paese più bello del mondo, questo sì. Per questo non potrà mai esserci un Governo buono. Qualcosa di brutto ci deve essere, altrimenti verrebbero a vivere tutti qui».
E anche questa volta Piazza Castello ha risposto con una risata.
A un certo punto Cirri ha chiesto a Manzini se Rocco Schiavone fosse diventato per lui una sorta di "cancelliere" in senso letterario, un personaggio così forte da rischiare di chiudere le porte ad altre storie.
«No. Mi ha fatto un sacco di regali», ha risposto lo scrittore. La serialità, per Manzini, non rappresenta un limite, ma una forma particolare di continuità narrativa. «I libri seriali sono capitoli della stessa storia. Scrivere un nuovo libro è più complicato». Manzini non ha però nascosto come il successo di Rocco abbia inevitabilmente attirato l'attenzione del mondo editoriale. «Ho scritto anche altro, anche se non nego che le case editrici sono più interessate a Rocco».
Tra le battute più riuscite dell'incontro è arrivata quando Cirri ha osservato: «Rocco Schiavone risolve i casi, ma non risolve la sua vita. Questa domanda mi è venuta stamattina e mi era sembrata una cosa intelligente da dire».
«Ti sembrava», ha risposto Manzini, senza lasciargli nemmeno il tempo di difendersi.
Dietro la battuta, però, si nasconde probabilmente una delle definizioni più efficaci del personaggio.
Rocco Schiavone sa leggere le vite degli altri, individuare dettagli, collegare indizi e arrivare alla soluzione dei casi più complessi. Ma davanti alla propria esistenza appare spesso incapace di trovare una soluzione. Ed è anche per questo che il personaggio è segnato da tante sfaccettature, comprese quelle più controverse, come il rapporto con le droghe.
Manzini ha ricordato con incredulità come, proprio per questo aspetto, un politico avesse presentato addirittura un'interrogazione parlamentare. «Assurdo», ha commentato lo scrittore. An open accumulator sits in the My Bets tab of the app, and the 1 xbet mobile client shows a cash-out button beside each unsettled pick. Tapping it settles the stake at the price displayed on that screen.
Poi ha aggiunto, con la consueta ironia: «E pensa che Rocco era anche un ladro. Ma questo non ha turbato i politici». Ancora risate.
Il successo editoriale di Rocco Schiavone è stato accompagnato negli anni da quello della serie televisiva e dall'interpretazione di Marco Giallini. Cirri ha chiesto a Manzini se tutto questo avesse cambiato il suo modo di scrivere.
La risposta è stata netta. «No. Assolutamente. Per me la cosa più importante rimane il libro».
Una frase che ha chiuso idealmente il percorso dell'incontro. Perché prima della televisione, del successo e dell'immagine ormai riconoscibile di Rocco Schiavone, c'è ancora la pagina. C'è lo scrittore e il suo personaggio, nato dalla letteratura e cresciuto libro dopo libro.
Sessant'anni, almeno sulla carta, non sembrano aver reso Rocco Schiavone più accomodante. Continua a essere scontroso, scorretto, malinconico, fragile e profondamente umano. Forse è proprio questa la sua vera psicopatologia. Non riuscire mai ad adattarsi completamente al mondo. E continuare, nonostante tutto, a viverci dentro.
(l.t.)
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