Antonio Albanese racconta 'La strada di Nino': Piazza Castello gremita per l'attore al suo debutto narrativo
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- Creato 07 Settembre 2025
- Pubblicato 07 Settembre 2025
MANTOVA, 07 set. - In una vibrante e gremita Piazza Castello a Mantova, uno degli eventi più toccanti del Festivaletteratura 2025 ha visto protagonista Antonio Albanese, affiancato dal linguista e scrittore Giuseppe Antonelli, per presentare il suo primo romanzo: "La strada giovane", un'opera intensa, profondamente personale, ispirata alla vita dello zio Nino.
Con l'emozione sincera di chi mette a nudo sé stesso, Albanese ha raccontato la genesi del libro: un omaggio intimo e coraggioso a un giovane panettiere siciliano che, nell'inverno del 1944, fugge da un campo di prigionia nazista per intraprendere a piedi un lungo e pericoloso viaggio dalla Germania alle Madonie.
Un percorso attraversato da fame, gelo, speranza, dove l'unico punto fermo è il volto delle persone amate, come ha sottolineato l'attore.
Nel dialogo con Antonelli, si è riflettuto su come dare voce al silenzio della Storia, scegliendo parole "belle e pulite", capaci di raccontare la dignità anche nei momenti più oscuri. "Scrivere questo libro – ha detto Albanese – è stato come ballare sotto la pioggia con le scarpe infangate, ma con la testa alta". Una metafora che ha commosso la piazza, ben riassumendo il tono del romanzo: dolente ma mai disperato, umano più che eroico.
"E' un libro che è per i giovani e che ho scritto soprattutto per loro - ha detto Albanese - Lo dedico a loro perchè sono il nostro futuro, e perchè c'è tanto dentro di loro, più di quanto noi possiamo pensare e credere. Purtroppo viviamo in un periodo storico oscuro e preoccupante, ma nei giovani dobbiamo continuare a credere. Sono convinto di questo".
Albanese confessa che l'idea di scrivere qualcosa che ricordasse le gesta dello zio è di almeno 10 anni fa: "Inizialmente ho scritto una sceneggiatura per un film, ma poi grazie ai mie collaboratori, è nata l'idea di scrivere un romanzo. E sono molto felice di questo. Spero possa piacere e possa far capire a tutti che certe cose non devono succedere più".
Tra le riflessioni e i momenti ironici (immancabili, data la cifra artistica dell'autore), l'incontro ha tracciato un sentiero tra memoria, linguaggio e identità. Antonelli ha rimarcato come il recupero delle storie familiari possa diventare linguaggio universale, e come la letteratura, oggi più che mai, abbia il compito di ricucire le ferite della memoria. Il pubblico, attento e coinvolto, ha tributato un lungo applauso a fine incontro, suggellando una delle tappe emotivamente più dense del Festival.
"Forse scrivere serve proprio a questo – ha detto Albanese – a non far sparire i nostri Nino, a lasciarli camminare ancora con noi, pagina dopo pagina."
(l.t.)
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