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Tra carcerazione e tortura il passo è breve: con Luigi Manconi e Zerocalcare il dito nella piaga del sistema di detenzione italiano

Mantova Festivaletteratura Manconi-Zerocalcare1MANTOVA, 8 set. – Lo stato delle carceri italiane è complessivamente molto problematico, non degno di uno stato civile, tra sovraffollamento, condizioni igieniche disastrose e un ordinamento di sicurezza decisamente in contrasto con l'articolo 27 della Costituzione, relativo alla detenzione, secondo cui "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Pubblico al limite della capienza di piazza Castello, ieri pomeriggio, per assistere al dialogo tra Luigi Manconi, giĂ  presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, e il fumettista Zerocalcare, coordinato dal giornalista Luca Misculin, ha messo il dito nella piaga delle condizioni in cui sono detenuti circa 58mila carcerati: una situazione aggravata dal clima di questa estate in celle in cui la congestione di corpi e la promiscuitĂ  coatta, in spazi insufficienti e privi di servizi adeguati, offendono la dignitĂ  dell'individuo.

Per Manconi queste condizioni di sovraffollamento sono funzionai allo scopo non detto del carcere: l'infantilizzazione del detenuto costretto alla dimensione di minorità, di privazione dell'autonomia, di deresponsabilizzazione. Dei problemi dei penitenziari l'opinione pubblica si interessa solo se si verifica un suicidio o una rivolta: altrimenti il tema viene ignorato e, come ha sottolineato Michele Rech, alias Zerocalcare, con il clima politico attuale non ci si può aspettare una maggiore attenzione.

"Negli ulti 30 anni anche l'area progressista ha parlato di carceri, ma solo per dire che Berlusconi doveva andare in galera – ha aggiunto l'autore di Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia e Lontano dagli occhi lontano dal cuore -. La finalità del carcere italiano è l'annientamento dell'individuo, ma di questo tanta gente non vuole interessarsi. Il cattivismo è comodo perché non coinvolge individualmente, il fenomeno non è visibile esternamente, ma se il carcere avesse pareti di vetro la gente sarebbe costretta a vedere e forse cambierebbe opinione".

L'analisi di Luigi Manconi su tutta una serie di testimonianze evidenzia come la forma repressiva sia legata al concetto di controllo anche fisico del corpo del detenuto e quindi "dalla custodia alla tortura il passo è breve. La coazione con l'uso della forza prevista dal regolamento pone la violenza dentro i rapporti di relazione nel carcere".

Un capitolo particolarmente drammatico riguarda i suicidi in carcere che numericamente sono circa 16 volte di più di quelli che si verificano fuori e, tra l'altro, quelli delle donne detenute sono il doppio di quelli dei maschi. "Nel sistema penitenziario italiano ci sono 19 bambini tra zero e tre anni che sono rinchiusi con le loro madri: basterebbero poche case-famiglia adeguatamente strutturate per risolvere il problema - ha aggiunto Luigi Manconi -, ma ciò rivela l'impotenza democratica, incapace di trovare una soluzione.

Sicuramente più funzionali al recupero sociale sono le misure alternative alla carcerazione e i dati ci dicono che la recidiva (al 70 % per chi è stato chiuso in carcere) scende al 20% per chi ha usufruito di pene domiciliari. Io ritengo che il carcere sia una macchina insensata che nega la vita e toglie la dignità e l'umanità riducendo il detenuto a frammento di un sistema che gli impedisce di assumersi qualsiasi responsabilità".

GMP

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