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Paritá di genere

SigurdardottirJohanna1Girano tante leggende metropolitane sull'Islanda. La maggior parte sono false (i banchieri tutti in galera, la rivoluzione islandese spinta dal basso, il profondo rispetto per l'ambiente del popolo islandese, la perenne felicitá che pervade ogni animo vichingo...), ma una é senz'altro vera: nascere donna in Islanda é un po' piú facile che altrove,  soprattutto piú facile che in Italia.


Da sei anni, il rapporto del Word Economic Forum premia l'Islanda come il paese al mondo con le migliori politiche atte a contrastare le disparitá di genere.

Un tale risultato non é frutto di palliativi o interventi straordinari, ma ha radici storiche ben salde nella storia del paese. 

Quest'anno le donne islandesi hanno potuto festeggiare i cento anni del proprio diritto al voto politico. A prima vista puó sembrare un lasso di tempo relativamente breve, ma se pensiamo che all'epoca, nel resto d'Europa, tale diritto era garantito solo in Norvegia e Finlandia, l'orgoglio islandese su questo argomento ha una sua ragione di esistere.

Al contrario di altri paesi Occidentali (l'Italia, ad esempio), il popolo islandese ha direttamente eletto donne nelle piú alte cariche dello Stato e ha pure sfatato il tabú dell'orientamente sessuale, permettendo a una donna dichiaratamente lesbica di diventare Premier.

La stessa paritá e dignitá di genere si respira nella vita lavorativa di tutti i giorni. Non solo i congedi parentali sono distribuiti equamente fra entrambi i genitori (un terzo spetta alla madre, un terzo al padre, un terzo a uno dei due genitori a scelta), ma nella prassi vengono realmente usati in egual misura e non é raro vedere la madre tornare al lavoro e il padre in congedo a prendersi cura del piccolo.

Almeno in base alla mia esperienza personale, posso dire che anche nella gestione quotidiana del bimbo, esistono sinenergie fra il sistema sociale e quello lavorativo, atte a facilitare la convivenza fra professione e famiglia. Gli orari di asili e scuola primaria sono elastici e studiati in coerenza con quelli di gran parte dei luoghi di lavoro (uffici pubblici, sportelli, aziende private). Alcuni servizi sono a pagamento (doposcuola, ad esempio), ma a un costo senz'altro inferiore a quello di una baby sitter privata, per un numero di ore non eccessivo e con una maggiore efficienza educativa. Gli orari di lavoro nelle aziende sono spesso elastici e molto comuni sono piccole aree dotate di giochi dove i bimbi possono sostare all'occorrenza, mentre il genitore termina la sua giornata. Il telelavoro, quando possibile, é molto diffuso. E in caso di malattia dei bimbi, restare a casa a turno per prendersi cura di loro é anch'essa prassi comunemente accettata. Personalmente, posso dire che, pur lavorando entrambi full time e senza nessun supporto familiare, io e la mia compagna abbiamo finora gestito una bimba di quasi quattro anni senza essere mai costretti a chiamare una baby sitter.

Sempre rimanendo nella mia esperienza personale e tornando alla paritá di genere, posso testimoniare che tempo fa, a causa di un massiccio turnover di impiegati, il rapporto uomini e donne fra i dipendenti era arrivato a pendere pesantemente dalla parte maschile. In uno delle frequenti riunioni fra la direzione e gli impiegati, era emerso un impegno da parte dell'azienda a tenere conto del problema nella scelta delle prossime assunzioni di rimpiazzo verso chi aveva lasciato il lavoro. La promessa é stata mantenuta e ora, il rapporto uomo e donna é tornato vicino al 50%.

Il sessismo quindi non esiste in Islanda? Certo che no, il paradiso terrestre non esiste a nessuna latitudine e longitudine e secoli e secoli di predominanza maschile nella vita pubblica e privata non si cancellano in pochi decenni. Ma la bella sensazione che si respira é un problema non affrontato con proposizioni generali in tavole rotonde destinate a sfociare in una bolla di sapone, ma con atti concreti volti a creare una prassi che, generazione dopo generazione, faccia apparire sempre piú normale quello che normale dovrebbe appunto essere. Almeno in un paese e una societá che vogliano definirsi democratici e avanzati. 

(g.f.)

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