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Lunedi, 21 Gennaio 2:53:pm

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Vivere a Bristol da italiani in attesa della Brexit

bristolDa oggi riprendiamo le redini di una nostra rubrica molto seguita, "Visti da Nord". Una sorta di diario-testimonianza da parte di mantovani che vivono all'estero, a nord dell'Italia, per necessità o scelta.

Cristiano Ferrarese - scrittore, sindacalista, insegnante, libero pensatore, portiere d'albergo, operaio... e tanto altro ancora - vive a Bristol, in Inghilterra, da tre anni e gli abbiamo chiesto di descriverci l'Inghilterra negli anni della Brexit. Ecco il primo resoconto.

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Paritá

JakobsdottirKatrin1La notizia é comparsa sui media islandesi ed é immediatamente rimbalzata su quelli italiani: se la proposta attualmente in discussione nel parlamento islandese verrá convertita in legge (come tutto lascia supporre), l'Islanda sará la prima nazione al mondo ad obbligare il datore di lavoro a produrre documentazione che provi l'assenza di elementi discriminanti nella determinazione del salario.

La notizia é stata peró riportata in modo inesatto: tutti i giornali italiani hanno scelto, infatti, di mettere l'accento sulla paritá di genere, mentre la proposta di legge parla di qualunque genere di discriminazione (non solo genere, quindi, ma anche, ad esempio, religione, nazionalitá, orientamento sessuale).

Piú di un'amica mi ha girato il link chiedendomi conferma e informazioni su quale sia la situazione ora in temini di paritá uomo donna sul luogo di lavoro. Naturalmente posso rispondere solo in base alle statistiche ufficiali e alla mia esperienza personale in ormai quasi sette anni di permanenza qui.

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'Caro ministro Poletti, i giovani non emigrano per avere una vita più facile, ma nella speranza che sia più equa'

PolettiGiuliano3"Centomila giovani se ne sono andati dall'Italia? Sì, ma non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".

Queste parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti continuano a far discutere, tanto che mozioni di sfiducia nei suoi confronti sono state presentate al Senato e alla Camera dalle opposizioni, ma pare siano sostenute anche da frange interne del Pd.

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Un futuro per donne

TrumpDonald3Al contrario di quanto il forte orgoglio nazionale potrebbe far pensare, l'Islanda é un paese molto americanizzato.

Gran parte della cultura e dell'intrattenimento mainstream é importata dagli USA, lo junk food stile Yankee é popolarissimo e non solo fra i piú giovani, come popolare é la trasferta americana da teenager per affinare la padronanza della lingua inglese. Lingua giá in partenza contaminata da un forte accento americano assorbito dalla televisione, dove i film e serie sono trasmesse in lingua originale. Le metropoli dell'East coast sono le preferite per il turismo mordi e fuggi, che spesso si concretizza in vere e proprie corse allo shopping selvaggio.

Perfino il welfare, marchio di fabbrica dei paesi scandinavi, in Islanda é piú contaminato che altrove dal mito americano della maggiore efficienza del privato rispetto al pubblico.

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Calcio minore: il 'miracolo' islandese

Euro2016 partita Islanda-Inghilterra1Lasciamo perdere per un attimo la retorica. Fra Islanda e Inghilterra, politicamente parlando non corre buon sangue, è vero. Prima decenni di guerre del merluzzo, poi il collasso del sistema bancario islandese con relativo coinvolgimento di risparmiatori inglesi e lungo contenzioso fra i rispettivi governi risolto solo dall'intervento di un tribunale internazionale.

Ma quella di lunedì sera era, almeno per la stragrande maggioranza degli islandesi, solo una partita di calcio. Storica, sportivamente parlando. E che stuzzicava il nazionalismo, senza dubbio.

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Cartellino rosso?

GunnlaugssonSigmundur1L'Islanda é tornata in piazza e ogni volta che torna in piazza, tutti sembrano accorgersi di lei.

É bastata una folla radunatasi davanti al Parlamento e il premier islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson si é dimesso, prima e finora unica vittima dei Panama Papers. Non é servito nessun rinvio a giudizio, nessuna condanna in primo grado o definitiva. A prima vista, un grande esempio di trasparenza e moralitá. Ma solo a prima vista.

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