Gestori Rsa: 'Siamo facile bersaglio per accuse infondate'. E sulla Regione: 'Ancora ospiti positivi nelle Rsa, si gioca col fuoco...'

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Vecchiaia CasaDiRiposo3Riceviamo e pubblichiamo:

Facendo seguito alle notizie uscite in questi giorni sulla stampa locale, spiace constatare che ancora una volta le residenze sanitarie assistenziali diventino un facile bersaglio per accuse generiche quanto infondate.

Vale la pena ricordare che nella scorsa primavera l'emergenza Covid-19 ha colpito pesantemente le RSA: le nostre associazioni hanno più volte denunciato pubblicamente l'estrema difficoltà di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, l'avvicendarsi di normative spesso contrastanti o poco chiare, il problema della sostituzione dei numerosi operatori ammalati, ulteriormente aggravato dalle massicce assunzioni da parte delle aziende sanitarie pubbliche.

In quei mesi chiedemmo sostegno alle istituzioni preposte ricevendo risposte non sempre esaustive, adeguate e tempestive. Lo abbiamo fatto civilmente, senza alimentare polemiche, perché sappiamo per esperienza diretta quanto sia difficile assumere decisioni e responsabilità nel definire le priorità in momenti di emergenza.

Mentre le RSA si impegnavano con tutte le loro forze per contrastare il virus, il blocco del turn over dei posti letto e la straordinaria impennata dei costi per presidi di sicurezza, screening e sanificazioni hanno messo a repentaglio gli equilibri economici delle RSA. Accanto all'emergenza sanitaria si è quindi manifestata anche l'emergenza economica, favorita dal fatto che da anni (dal 2003) le risorse trasferite dalla regione sono rimaste le stesse quando addirittura non si sono ridotte.

Su questo ci saremmo aspettati un impegno solidale da parte delle organizzazioni che affermano di rappresentare gli Ospiti. Oggi, la seconda ondata della pandemia, ampiamente prevista dagli esperti, avrebbe dovuto trovare un terreno più pronto ad affrontarla. Invece gli appelli da noi rivolti ai tavoli territoriali sono restati per lo più inascoltati. Era del tutto evidente, per esempio, che poche decine di posti letto per pazienti "subacuti" nell'interno territorio mantovano sarebbero state immediatamente saturate con la rimonta del contagio, e tuttavia si preferisce parlare di RSA che "intasano" i pronto soccorso.

Ci piacerebbe che ci fosse consapevolezza che nelle RSA la cura dell'anziano non finisce con la somministrazione della terapia, ma si sostanzia in un'assistenza globale rispetto ai bisogni, nell'attenzione ai dettagli, alla relazione, alla valorizzazione delle capacità residue, alla presa in carico della relazione con i familiari in un'ottica di collaborazione e totale trasparenza. In RSA non curiamo solo le malattie, ma ci prendiamo cura delle persone con dedizione e grande professionalità. Quando un nostro Ospite viene inviato al pronto soccorso è per la tutela della sua salute e la sicurezza di una comunità chiusa, come è la RSA: gli anziani hanno il diritto di essere curati nei luoghi deputati e non in luoghi pensati ed organizzati per essere delle residenze.

In questo senso, la Regione Lombardia, dopo le esitazioni del mese di marzo, aveva chiaramente deciso che un anziano positivo non potesse né entrare né restare all'interno di una RSA. Dobbiamo segnalare invece che una nuova deliberazione del 25 novembre ha sorprendentemente contraddetto i precedenti atti della stessa regione, ammettendo che gli ospiti asintomatici o paucisintomatici possano restare all'interno delle RSA. Ancora una volta si "gioca" col fuoco vicino al pagliaio, salvo affermare, in caso di incendio, che la colpa è del pagliaio... Vorremmo che questa lettera aperta fosse una testimonianza di rispetto e di affetto per i nostri operatori, i nostri Ospiti ed i loro famigliari, con l'auspicio che altri si uniscano a questo riconoscimento, tralasciando approcci superficiali e aggressivi che dividono e indeboliscono allo stesso tempo.

Mara Gazzoni (Presidente A.Pro.M.E.A.)

Adriano Robazzi (Presidente Uneba Mantova)


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