‘Sole mirabile per luce propria’. Palazzo Ducale celebra l’eclettismo di Ferdinando Gonzaga mecenate e duca. Appartamento di Santa Croce, 10 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027

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Mantova PalazzoDucale Mostra FerdinandoGonzaga LocandinaMANTOVA, 09 ott. – Nel passaggio dalla sfarzosa grandezza di una delle corti più prestigiose d'Europa all'inesorabile declino, la storia dei Gonzaga assegna alla figura del duca Ferdinando (1587–1626) un ruolo determinante e responsabilità che in gran parte ne condizionano negativamente il ricordo.

Con la mostra "Sole mirabile per luce propria. Ferdinando Gonzaga mecenate e duca" Palazzo Ducale apre una approfondita visione sul profondo rapporto con l'arte e la cultura di Ferdinando, alla luce delle vicende che condizionarono la sua vita.

Figlio secondogenito di Vincenzo I Gonzaga ed Eleonora de' Medici originariamente destinato alla carriera ecclesiastica, dopo gli studi a Ingolstadt e Pisa, nel 1607 divenne cardinale e dopo poco si trasferì a vivere a Roma, dove entrò in contatto con i maggiori artisti del tempo.

Mantova PalazzoDucale MostraFerdinando SalaNel 1612 fu chiamato a succedere al fratello Francesco IV alla guida del Ducato di Mantova e del Monferrato. Smesso l'abito cardinalizio, dopo una relazione con Camilla Faà di Bruno, nobildonna monferrina che gli diede un figlio naturale, Giacinto, nel 1617 si sposò ufficialmente con Caterina de' Medici, figlia del granduca Ferdinando I, rinsaldando i legami con la famiglia fiorentina: un matrimonio che, tuttavia, non fu coronato dalla nascita di figli.

A quattrocento anni dalla sua scomparsa, Palazzo Ducale celebra il duca Ferdinando Gonzaga, raffinato mecenate e collezionista, protagonista dell'ultima stagione della magnificenza gonzaghesca con la mostra allestita nell'Appartamento di Santa Croce che presenta quaranta opere, provenienti da prestigiose collezioni italiane ed estere, che testimoniano l'ultima grande stagione della committenza artistica gonzaghesca.

Mantova PalazzoDucale MostraFerdinando Presentazione"Abbiamo lavorato un anno e mezzo per preparare questa mostra dedicata a Ferdinando Gonzaga un po' perché cade il quarto centenario della sua morte e un po' per la volontà di fare ricerche su questa figura davvero straordinaria che rivela una cultura, un eclettismo che difficilmente si possono trovare in un principe dell'epoca – ha precisato il direttore di Palazzo Ducale Stefano L'Occaso, questa mattina nel corso della presentazione dell'esposizione -.

È una mostra ricca, importante, con alcuni capolavori, come il prestito straordinario dal Louvre, che cerca di conciliare, mettere in dialogo grandi opere con nuove scoperte. Abbiamo qualche opera assolutamente inedita, dei prestiti che derivano da studi specifici tra i quali quello sulla presenza di Alessandro Algardi a Mantova. È stato forse il più grande scultore del Seicento, insieme a Bernini, e pochi sanno che ha esordito a Mantova alla corte di Ferdinando. Ha passato circa sei anni qui a Corte e Mantova è stata il suo trampolino di lancio.

Finora nessuno ha mai saputo definire l'importanza del ruolo di Algardi in questi anni giovanili mantovani e noi ci abbiamo provato attraverso alcuni stimoli, suggestioni che vogliono essere motivo di confronto su questo argomento come su tanti altri. È una mostra varia che presenta dipinti su tela, incisioni, disegni, maioliche, bronzi, sculture: tanti materiali diversi per raccontare l'eclettismo di questa figura eccezionale, forse un po' sottovalutata dagli studi, condizionata da un giudizio negativo che dipende sostanzialmente dal fatto che di lì a breve, dopo la sua morte il ducato di Mantova si avviò verso il declino, ma se fu tramonto, fu tramonto con i fuochi d'artificio".

Mantova PalazzoDucale MostraFerdinando Sala1La mostra vuole illustrare le peculiarità della committenza e del collezionismo di Ferdinando Gonzaga, che caratterizza per una forte attenzione verso gli artisti contemporanei, in particolare bolognesi e romani, o comunque attivi a Roma. Tra i protagonisti spicca Domenico Fetti, che seguì Ferdinando a Mantova diventandone per un decennio il pittore di corte. Ferdinando protesse il Caravaggio e tanti artisti conosciuti a Roma: da Giovanni Baglione a Carlo Saraceni, da Bartolomeo Manfredi ad Antiveduto Grammatica, oltre che il Guercino, Guido Reni e Francesco Albani. Per il duca Ferdinando, Reni realizzò le quattro Storie di Ercole oggi al Louvre e i suoi allievi Francesco Gessi e Giovanni Giacomo Sementi collaborarono nella decorazione ad affresco, attorno al 1618, della Galleria degli Specchi del Palazzo Ducale.

L'attenzione per gli artisti bolognesi ed emiliani si estese anche ad Alessandro Tiarini, al Domenichino e al meno celebre Antonio Gatti. Il duca fu anche attento, anche se in misura minore rispetto al padre Vincenzo I, agli artisti nordici: fu ritratto da Rubens e da Peter Pourbus e raccolse opere di Paul Bril e, nel 1623, accolse a Mantova il giovane pittore Antoon van Dyck.

Un'attenzione particolare sarà dedicata anche alla scultura e all'architettura. Durante il governo di Ferdinando Nicolò Sebregondi progettò l'imponente Villa La Favorita, residenza suburbana concepita per accogliere le collezioni ducali, anticipando o affiancando nelle soluzioni la grande impresa di Versailles.

Con Ferdinando giunse a Mantova il Barocco: quello della pittura di Fetti, della poesia di Giovan Battista Marino (il quale, dovendogli la scarcerazione, nel 1620 si diceva debitore della "vita stessa" al duca di Mantova), della letteratura di Giovan Battista Basile. Il duca protesse importanti musicisti, come Girolamo Frescobaldi, e protagonisti del mondo teatrale come Giovan Battista Andreini.

Il Barocco si manifestò nella vita di corte grazie agli apparati scenici realizzati sotto la guida dell'esperto mantovano Gabriele Bertazzolo. Anche alla scultura, un ambito meno praticato nella città gonzaghesca, Ferdinando diede un notevole impulso, accogliendo a Mantova il bolognese Alessandro Algardi, il quale più tardi, a Roma, sarebbe divenuto l'unico vero antagonista di Gian Lorenzo Bernini. Algardi, nato a Bologna il 31 luglio 1598, giunse a Mantova circa ventenne e qui rimase fino al 1625, quando si trasferì a Roma. La mostra vuole proporre alcune riflessioni sugli esordi mantovani dell'artista, a confronto con importanti opere di scultura, di Pietro Tacca e di Gasparo Mola.

Attraverso opere provenienti da prestigiose collezioni italiane, tra le quali le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma, la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, i Musei Civici di Rimini, il Museo di Castelvecchio di Verona e i Musei Civici di Treviso, e da raccolte estere, come il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Musée des Beaux-arts di Arras, le Colleciones Reales di Madrid, la Gemäldegalerie di Dresda, il Musée du Louvre e il Museo delle Arti Decorative di Parigi, e opere inedite di collezioni private, il progetto espositivo intende offrire una rilettura aggiornata della figura di Ferdinando Gonzaga, riconoscendone il ruolo di principe colto, mecenate, collezionista e promotore di una stagione artistica che rappresentò il canto del cigno della magnificenza gonzaghesca.

La mostra accoglie così capolavori di Rubens, Pourbus, Algardi, Manfredi e tanti altri protagonisti di quell'epoca, includendo un prestito eccezionale dal Musée du Louvre, il Nesso e Deianira di Guido Reni. Attraverso una quarantina di opere, l'esposizione ci offre uno spaccato di un'epoca che, col senno di poi, possiamo definire il canto del cigno dei Gonzaga: un momento di straordinario fasto, sul quale si addensavano le nuvole che portarono di lì a breve alla vendita delle collezioni di famiglia (1628-1629) e poi al tremendo Sacco del 1630-1631.

Nel quattrocentesimo anniversario della sua morte, Palazzo Ducale invita così il pubblico a riscoprire un protagonista della storia italiana ed europea del Seicento. La mostra, inclusa nel percorso di visita di Palazzo Ducale, è allestita principalmente negli spazi dell'Appartamento di Santa Croce in Corte Vecchia, ma abbraccia idealmente i tanti luoghi del Museo che furono progettati od ornati da Ferdinando Gonzaga.

La mostra è curata da Stefano L'Occaso, con le funzionarie storiche dell'arte Giulia Marocchi e Silvia Merigo. L'allestimento è a cura dei funzionari architetti Antonio Giovanni Mazzeri e Andrea Palmieri, con la collaborazione delle architette Giulia Pampuri e Giulia Rossetti.

Mostra inclusa nel biglietto di ingresso del museo (percorso Corte Vecchia/Corte Nuova) Infopoint: tel. 0376.352100 (mart, merc, ven, dom 8.30-13.30, giov-sab 14-19)

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www.mantovaducale.beniculturali.it 


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