‘Venere che benda Amore’ di Tiziano protagonista della mostra dedicata alla dea della bellezza. A Palazzo Te fino al 5 settembre. (VIDEO)

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Mantova Tiziano Venere Arrivo1MANTOVA, 22 giu. – Il programma espositivo "Venere divina. Armonia sulla terra" dedicato al mito della dea della bellezza prende un ulteriore impulso con il secondo appuntamento del suo percorso con la presenza a Palazzo Te del capolavoro di Tiziano "Venere che benda Amore" giunto in prestito dalla Galleria Borghese di Roma.

Un'esposizione straordinaria fino al 5 settembre della mirabile tela di Tiziano (1560-65), uno degli ultimi dipinti del maestro veneto, che farà da fulcro a un ricco programma di appuntamenti, incontri e performance dedicati al mito di Venere, ospitati negli spazi di Palazzo Te, tra cui l'Esedra, allestita appositamente per accogliere il pubblico.

"Grazie alla generosità della Galleria Borghese – ha commentato il Direttore di Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni – la seconda tappa di questo percorso espositivo che dura un anno ci offre l'immagine di una Venere di buon auspicio. Con Eros mediatore che invita alla riscoperta della gioia della presenza dell'altro. Un nuovo, intenso augurio di ripartenza per la città, un'altra occasione per ritrovarci insieme nel museo".

All'inaugurazione della mostra hanno preso parte anche le curatrici dell'esposizione Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti e il presidente di Fondazione Palazzo Te Enrico Voceri. L'esposizione del capolavoro di Tiziano, Venere che benda Amore, è inclusa in Supercard Cultura, l'abbonamento museale dedicato ai cittadini di Mantova e provincia che consente di visitare liberamente per un anno Palazzo Te.

Mantova PalazzoTe VenereBendaAmore PresentazioneMostraCon l'occasione Fondazione Palazzo Te ha deciso di includere nell'offerta di Supercard Cultura anche l'accesso alla mostra autunnale di Palazzo Te Venere. Natura, ombra e bellezza senza alcun sovraprezzo. Un importante sforzo per confermare la scelta di investire nel rapporto con i cittadini di Mantova e della provincia, per aiutare la ripartenza della cultura e del territorio.

La storia dell'opera.

Il dipinto è citato per la prima volta nel 1613, nel poema di Scipione Francucci, dedicato alla raccolta di Scipione Borghese, collezionista a dir poco appassionato di pittura e di sculture antiche e moderne. Francucci descrive il soggetto come "Venere che benda Amore" elencando i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l'altra con l'arco. La scena è risultata sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi, oggi al British Museum. Nel Novecento interpretazioni più complesse si sono basate su fonti letterarie: Hans Tietze ha proposto che Venere stia punendo Amore per essersi innamorato di Psiche, come nelle Metamorfosi di Apuleio, mentre Erwin Panofsky formula un'interpretazione neoplatonica identificando nei due cupidi Eros e Anteros, cioè l'amore passionale e l'amore divino. Letture successive hanno parzialmente incrinato queste interpretazioni: non si può escludere che la scena rappresenti l'Educazione di Cupido, dove l'Amore cieco sta per compiere le prime imprese, disseminando casualmente con le sue frecce innamoramenti e passioni.

Le indagini diagnostiche

Le indagini diagnostiche, riflettografiche e radiografiche, condotte da Ars Mensurae sul dipinto, hanno messo in evidenza l'esistenza di una diversa rappresentazione al di sotto di quella attualmente visibile. È stata identificata una figura femminile dipinta e chiaroscurata, al centro del dipinto (della scena), che sorreggere un oggetto di forma ovale. Inoltre, è stato individuato un quadrettato per il trasferimento di disegni o cartoni preparatori, questo conferma un modus operandi tipico della bottega di Tiziano in cui composizioni e modelli venivano spesso riutilizzate. La figura femminile nascosta, forse affidata a uno dei collaboratori, è stata poi coperta dal maestro perché non funzionale al significato allegorico del dipinto.

Per la protagonista del dipinto, Venere, la riflettografia ha messo in luce la variazione dei tratti del volto rispetto a una prima versione: sono osservabili i due occhi traslati verso sinistra, il diverso posizionamento del naso e della bocca, l'esistenza di un nuovo orecchino. La radiografia invece ha mostrato come l'acconciatura in origine fosse ornata da fili di perle e coperta da un cappello con piume, e il seno fosse inizialmente scoperto. La veste bianca, leggibile in infrarosso, risultava nella precedente versione di maggiore ampiezza e leggerezza, il manto azzurro sembra continuasse al disotto del piede dell'Amore alle sue spalle. Appare inoltre ipotizzabile una diversa posizione delle mani nell'atto del bendare, la riflettografia suggerisce che fosse Amore stesso ad aiutare a tirare un lembo della benda. Attraverso altre indagini (Riflettografia Infrarossa in falso colore, Fluorescenza Ultravioletta, Fluorescenza X EDXRF), si sono ottenute indicazioni macroscopiche sui pigmenti presenti negli strati superficiali dell'opera e quindi della tavolozza del Maestro. "Oggi, proprio nell'anno di Venere e con l'occasione di questa collaborazione tra Palazzo Te e Galleria Borghese – spiega Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese – il dipinto è stato oggetto di nuove indagini ed è stato rimesso al centro di studi di storia dell'arte e diagnostici per andare a fondo su un aspetto importante di questo quadro: la presenza di ripensamenti. Intere figure sono state cancellate lasciando intendere una riconfigurazione complessiva dell'iconografia di Venere. È un modo di lavorare di Tiziano tipico degli anni tardi della sua attività, il dipinto è stato datato intorno al 1560, sebbene in questo periodo non siano molto frequenti nella produzione dell'artista riferimenti alla mitologia classica o a fonti poetico letterarie." La mostra Tiziano. Venere che benda Amore è curata da Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti e si avvale di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via e Stefano L'Occaso e della collaborazione con la Galleria Borghese di Roma. Si tratta della seconda tappa del programma Venere divina. Armonia sulla terra inaugurato a marzo con il nuovo percorso Il mito di Venere a Palazzo Te visibile fino al 12 dicembre 2021 e che si concluderà in autunno con la mostra Venere. Natura, ombra e bellezza dal 12 settembre 2021.

Il programma annuale Venere divina. Armonia sulla terra – ideato da Fondazione Palazzo Te per completare una riflessione sul femminile avviata nel 2018 con la mostra Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra e proseguita nel 2019 con Giulio Romano: Arte e Desiderio – è organizzato da Fondazione Palazzo Te e Museo Civico di Palazzo Te, promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del MiC, con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e con il supporto di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e di iGuzzini. Il progetto espositivo è a cura di Lissoni Associati, il progetto grafico è sviluppato da Lissoni Graphx.

DATE: 22.06 – 05.09.2021

ORARI: lun: 13.00-19.30. mar-dom: 9.00-19.30. Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura

BIGLIETTERIA: T +39 0376/323266

INFO: T + 39 0376/1979020


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