Carta, inchiostro e notizie: Severgnini racconta trent'anni di Festivaletteratura

  • Stampa

Mantova Festivaletteratura Severgnini1MANTOVA, 13 set. – Sul grande schermo alle sue spalle ci sono centinaia di nomi. Scrittori, giornalisti, autori italiani e stranieri che, dal 1997 a oggi, hanno attraversato le piazze, i palazzi e i cortili di Mantova. Un lungo elenco che non segue l'ordine alfabetico, quasi a voler restituire non un archivio, ma la memoria viva di trent'anni di incontri.

Davanti al pubblico di Piazza Castello, sabato sera, Beppe Severgnini ha trasformato l'appuntamento Carta, inchiostro e notizie in un viaggio dentro la storia del Festivaletteratura, ma anche dentro quarant'anni di giornalismo e di cambiamenti che hanno profondamente trasformato il modo di raccontare il mondo.

«Per me sono 40 anni di carriera e oggi 30 anni di Festivaletteratura. Tanti anni, tanti autori...». Poi ha guardato quella lunga sequenza di nomi. «Ci sarà qualche omissione, ma questo è un bel inizio per un racconto del Festival e dei suoi 30 anni».

Un racconto che, per Severgnini, ha anche un significato personale. Non è la prima volta che sale su quel palco per celebrare una ricorrenza importante. Era già accaduto nel 2016, in occasione del ventennale. «È un onore per me essere qui, come lo fu nel 2016 durante il ventennale, proprio su questo palco a ricordare autori che non ci sono più».

Nel ricostruire la storia della manifestazione, Severgnini ha voluto ricordare soprattutto le sue origini. «Un Festivaletteratura unico nel panorama nazionale, creato da otto mantovani doc, sette in vita e uno che purtroppo non è più tra noi, che era un amico: Luca Nicolini».

Il nome di Nicolini è stato accolto da un lungo applauso del pubblico.

Fu proprio lui, nel 1997, a chiamare Severgnini per invitarlo a partecipare alla prima edizione del Festival.

«Mi presentò un nuovo festival letterario. Fu un invito che poi andò male, in quanto l'autore inglese che dovevo accompagnare non venne e l'evento saltò».

Un esordio che avrebbe potuto essere un semplice appuntamento mancato. È diventato invece l'inizio di un rapporto durato trent'anni con Mantova e con una manifestazione che Severgnini considera ancora oggi unica nel panorama italiano.

«Così iniziò il mio rapporto con questo meraviglioso Festival e questa bellissima città».

Ma cosa rende davvero speciale Festivaletteratura? Per Severgnini la risposta non è soltanto nei libri, né nella capacità di portare a Mantova grandi nomi della cultura internazionale. Il segreto è soprattutto nel modo in cui il Festival riesce a mettere insieme autori, pubblico e città.

«Gli autori, tutti o quasi, hanno capito lo spirito unico di Festivaletteratura: se un autore pensa di chiudersi in hotel e presenziare solo al suo evento, ha sbagliato tutto».

La manifestazione, secondo Severgnini, vive infatti anche al di fuori degli appuntamenti ufficiali.

«Il segreto e la magia di questo Festival sono la condivisione e la mescolanza. Vivere la città e lasciarsi trascinare tra eventi, buona cucina, aperitivi e amabili conversazioni».

È una caratteristica che ha contribuito a trasformare Mantova, per alcuni giorni ogni anno, in una grande piazza internazionale della cultura. Gli autori non sono semplicemente ospiti chiamati a salire su un palco: diventano parte della città, la attraversano, incontrano altri autori e soprattutto incontrano il pubblico.

Mantova Festivaletteratura Severgnini2I volti e le voci della memoria

Da quel grande elenco di nomi sono emerse alcune figure che hanno segnato la storia del Festival e la memoria personale di Severgnini.

Tra i ricordi c'è quello del giornalista Vittorio Zucconi, incontrato nel 2009, convinto che scrivere bene fosse importante quanto ciò di cui si scrive.

E poi Ferruccio de Bortoli, arrivato a Mantova nel 2017, per il quale le querele possono diventare uno strumento di intimidazione della libertà di stampa.

Severgnini ha ricordato anche Lilli Gruber, ospite nel 2018, raccontando di averne conservato un ricordo particolare: «La vidi addolcita» durante l'evento nel quale presentò il suo libro.

Nel suo racconto è comparso anche J.R. Moehringer, arrivato al Festival nel 2013, definito da Severgnini un grande autore che ha amato Mantova e con il quale ha avuto «il privilegio di instaurare collaborazioni professionali».

E ancora Cecilia Sala, presente nel 2025, della quale Severgnini ha sottolineato il massimo rispetto «per le sue idee e per come si documenta e come espone i suoi pensieri».

Tra i ricordi più affettuosi quello di Fernanda Pivano, che Severgnini ha definito «una grande amica del Festivaletteratura».

E poi Eugenio Scalfari, che nel 2000 rimase folgorato dall'esperienza mantovana, arrivando a pensare che a Mantova ci fosse un pubblico capace di ricreare un nuovo Rinascimento italiano.

Ma, ha raccontato Severgnini con un sorriso, gli autori lo disillusero. «Il pubblico di Mantova è libero».

Una frase che forse più di altre restituisce lo spirito della manifestazione: il pubblico non è lì soltanto per ascoltare. È lì per partecipare, discutere, mettere in discussione e, quando serve, anche sorprendere gli stessi autori.

Tra i ricordi più divertenti c'è quello di Michela Murgia, ospite nel 2015.

Severgnini ha riproposto una delle sue provocazioni: «Se volete far leggere i vostri figli, ditegli di non leggere assolutamente un libro. Lo leggeranno di sicuro».

Una battuta che racchiude bene anche lo spirito di molti degli incontri del Festival: la capacità di parlare di libri senza trasformare la letteratura in qualcosa di distante o solenne, ma facendola diventare conversazione, confronto e curiosità.

Quarant'anni di giornalismo, trent'anni a Mantova

Il viaggio di Severgnini è stato anche un viaggio attraverso il giornalismo. Un mestiere che in quarant'anni ha cambiato strumenti, tempi e linguaggi, passando dalla carta stampata alle trasformazioni digitali e alla velocità dell'informazione contemporanea. Ma, al di là della tecnologia, ciò che rimane è il cuore del mestiere: la necessità di raccontare, verificare, capire e trovare le parole giuste per spiegare il mondo. Ed è forse questo il punto d'incontro tra il giornalismo e Festivaletteratura.

Cambiano i mezzi, cambiano le modalità con cui le notizie e le storie arrivano al pubblico, ma rimane la necessità di qualcuno che sappia trasformare ciò che accade in un racconto capace di essere compreso.

«Questo è il Festival»

Alla fine, però, Severgnini è tornato al motivo per cui quella serata aveva per lui un significato particolare.

«Mi ha fatto piacere presenziare a questo evento per il 30esimo anniversario del Festival, a cui sono molto legato. Mi fa piacere sentire il vostro calore e la vostra partecipazione».

Poi la sua definizione di Festivaletteratura: «È questo il Festival, non solo letteratura, ma anche accoglienza, divertimento, cucina e passione».

E, naturalmente, non poteva mancare un'ultima battuta.

«Non conoscerete mai un autore che torna in un posto dove ha mangiato male».

La piazza ha risposto con risate e applausi.

Forse, in quella frase apparentemente scherzosa, c'è una delle ragioni per cui Festivaletteratura continua a essere qualcosa di diverso da una semplice rassegna di libri.

Per trent'anni Mantova non ha soltanto ospitato gli autori.

Li ha fatti sentire a casa.

E mentre sul grande schermo erano impressi ancora centinaia di nomi, la serata di Severgnini ha ricordato che dietro ogni nome c'è una storia, dietro ogni incontro c'è un ricordo e dietro trent'anni di Festival c'è soprattutto una città che, per qualche giorno all'anno, riesce a trasformarsi in un enorme luogo di incontro.

(l.t.)


Questo sito utilizza cookie di terze parti (leggere la pagina informativa per approfondimento). Continuando con la navigazione si accetta il loro uso. Per informazioni dettagliate sulla normativa dei cookies, leggi la nostra privacy policy.

Accetto i cookies per questo sito.

EU Cookie Directive Module Information
Для входа нужен Кракен вход, Кракен сайт и актуальная Кракен ссылка.