L'importante è vincere: quando lo sport diventa potere
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- Creato 12 Settembre 2026
- Pubblicato 12 Settembre 2026
MANTOVA, 12 set. – Lo sport come spettacolo, passione e competizione. Ma anche come strumento di potere, propaganda e affermazione geopolitica. È attorno a questo doppio significato dell'attività sportiva che si è sviluppato l'incontro "L'importante è vincere", andato in scena venerdì sera a Palazzo San Sebastiano nell'ambito del Festivaletteratura.
Sul palco, Moris Gasparri, studioso che da anni si occupa del rapporto tra sport, politica e società, ha dialogato con Federico Buffa, attraversando epoche e continenti per raccontare quanto l'idea di uno sport completamente neutrale sia, forse, più un'illusione che una realtà.
Rivisitando la celebre riflessione del generale Carl Von Clausewitz, il punto di partenza è stato chiaro: lo sport può essere la prosecuzione della politica con altri mezzi.
Una realtà che non appartiene soltanto al presente. Dall'antica Grecia ai grandi eventi del Novecento, dalle Olimpiadi di Berlino del 1936 ai Mondiali italiani del 1934, le competizioni sportive hanno spesso rappresentato molto più di una semplice sfida tra atleti. Sono state lo specchio dei rapporti tra nazioni e, in molti casi, uno straordinario strumento di propaganda.
Lo sport e l'America di Trump
Uno dei passaggi più interessanti dell'incontro ha riguardato gli Stati Uniti e il cambiamento avvenuto nel rapporto tra sport e politica.
«Le leghe sportive americane si sono sempre presentate come apolitiche», ha spiegato Gasparri. «È con Trump che questo cambia».
In particolare, il riferimento è stato al mondo delle arti marziali miste e al rapporto tra il presidente americano e Dana White. Secondo Gasparri, quel mondo sportivo è entrato progressivamente nel racconto politico e nella costruzione dell'immagine di Trump, diventando uno degli elementi della sua comunicazione.
Nasce così quella che Gasparri ha definito l'immagine del "Trump Fighter": un'America che lotta, combatte e vuole tornare grande. Un'immagine perfettamente coerente con la narrazione del movimento MAGA.
Lo sport, dunque, non soltanto come intrattenimento, ma come linguaggio immediato, capace di trasformare valori e simboli in messaggi politici.
Essere forti significa anche vincere
Per un Paese, ha sottolineato Gasparri, essere una potenza nel mondo contemporaneo significa affermarsi anche attraverso lo sport. Ma non tutti gli sport hanno lo stesso peso geopolitico.
«Il calcio oggi non è uno sport che conta molto da questo punto di vista», ha osservato, spiegando come la sua enorme diffusione e popolarità non coincidano necessariamente con la capacità di rappresentare il potere delle grandi nazioni. Più importante, secondo questa lettura, è il modo in cui uno Stato riesce a utilizzare i successi sportivi per costruire un'immagine di sé.
«Propagandare la tua forza tramite lo sport funziona solo se la forza ce l'hai davvero, altrimenti ti si ritorce contro».
E in questo senso, la Cina rappresenta uno dei casi più significativi.
La conquista delle medaglie, e in particolare degli ori olimpici, diventa parte di una strategia più ampia. Non è soltanto il singolo atleta a vincere: è il Paese, è la nazione, è il collettivo.
«Per la Cina vincere un oro è più importante di tutto», ha spiegato Gasparri. «A vincere è sempre il collettivo e la nazione».
Il calcio europeo e il nuovo equilibrio del potere
Se il calcio continua a essere lo sport più popolare in Europa, il suo futuro sembra però sempre più legato a interessi che arrivano da fuori dal continente.
«Il calcio è lo sport più europeo che conosciamo, ma le sue proprietà sono sempre più in mano a fondi statunitensi o arabi». Una trasformazione profonda, che secondo Gasparri potrebbe modificare radicalmente gli equilibri nei prossimi anni.
«Cosa ci sarà tra dieci anni è difficile da prevedere, ma tutto sta cambiando».
La preoccupazione riguarda soprattutto la capacità dell'Europa di comprendere ciò che sta accadendo.
«La cosa più preoccupante è che in Europa siamo anche ciechi e non ci accorgiamo di quello che sta succedendo da anni e delle conseguenze».
Il campo sportivo diventa così anche un terreno economico e finanziario, nel quale si confrontano interessi, investimenti e strategie di potere che vanno ben oltre il risultato di una partita.
La pace come strumento geopolitico
Ma lo sport può raccontare anche la guerra e la pace. Gasparri ha ricordato come il tema non possa essere considerato qualcosa di distante.
«Il tema della guerra e della pace ci deve riguardare, a meno che non vogliamo essere soltanto spettatori passivi».
Anche concetti apparentemente universali come la tregua olimpica e la promozione della pace possono diventare elementi della competizione geopolitica.
Per la Cina, ad esempio, lo sport rappresenta anche uno strumento per comunicare al mondo un'immagine precisa: quella di un Paese che vuole presentarsi come promotore di pace e stabilità. Eppure, dietro ogni vittoria, continua a esserci una sfida che non riguarda soltanto l'atleta. Perché una medaglia può diventare un messaggio. Un podio può trasformarsi in una bandiera. E una competizione può raccontare molto più di quello che accade su un campo, su una pista o in uno stadio.
Quando vincere significa molto di più
L'incontro di Palazzo San Sebastiano ha così ribaltato una delle immagini più rassicuranti dello sport: quella di un mondo separato dalla politica.
La storia dimostra invece il contrario.
Dalle grandi manifestazioni sportive del Novecento fino agli equilibri contemporanei, dalle strategie comunicative americane alla corsa cinese alle medaglie, lo sport continua a essere uno dei luoghi nei quali il potere si mostra, si racconta e cerca consenso. E forse il titolo dell'incontro, "L'importante è vincere", assume proprio per questo un significato diverso.
Per un atleta, vincere può significare raggiungere il risultato di una vita.
Per una nazione, però, una vittoria può diventare qualcosa di molto più grande: prestigio, identità, propaganda e potere.
Perché, quando lo sport entra nella geopolitica, il risultato finale non si misura soltanto sul tabellone. Si misura nel mondo.
(l.t.)
