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Scurati e la storia di M.: 'Gli italiani non hanno ancora fatto i conti col Fascismo e con il fatto di averlo inventato'

Mantova Festivaletteratura ScuratiMANTOVA, 11 set. - Un romanzo sul Fascismo, in Italia, con i fascisti protagonisti e Mussolini personaggio principale, fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile.

Un argomento troppo pericoloso da trattare. Ad ammetterlo lo stesso Antonio Scurati, autore di una tetralogia dedicata al regime della quale al momento sono stati pubblicati due volumi (M. Il figlio del secolo e M. L'uomo della provvidenza entrambi editi da Bompiani) che ieri sera in piazza Castello ne ha parlato con lo storico Marcello Flores, chiarendo come mai, secondo lui, è arrivato il momento di affrontare il Fascismo in maniera letteraria.

"La narrazione antifascista che era egemone fino a qualche anno fa - ha detto - aveva in qualche modo impedito che si potesse trasportare il periodo Fascista in ambito narrativo e letterario. Un romanzo con Mussolini protagonista? Impensabile. Ma poi è successo che questa narrazione antifascista ha iniziato a perdere forza e, lentamente, è tramontata rendendo possibile affrontare l'argomento".

Una scelta commercialmente azzeccata quella di Scurati e del suo editore visto il successo dei libri che hanno venduto qualcosa come mezzo milione di copie e sono ufficialmente entrati nel mirino di un grande broadcaster televisivo, produttore di serie, del quale Scurati non fa il nome ma dice solo l'iniziale, N.: "Non posso dire molto - ha precisato l'autore dal palco - perché ci sono degli accordi che me lo impediscono, ma posso dire che si stanno facendo i nomi di registi importanti, con i quali mi piacerebbe lavorare".

Ma, si sa, queste produzioni spesso richiedono modifiche e ravvedimenti e a Scurati, un appunto mosso, è stato quello che nei romanzi mancano, o sono poco rilevanti, personalità e movimenti antifascisti. Insomma il bene contro il male funziona sempre nei meccanismi delle serie tv, ma il bene si fatica, forse, a trovare spazio nei romanzi di Scurati dedicati al Fascismo. "Ho scelto io questo tipo di narrazione - ha detto - perché la scommessa del libro è proprio quella di raccontare il periodo attraverso le voci, i pensieri, le considerazioni dei fascisti". Ma, precisa Scurati "i virgolettati attribuiti a Mussolini e ai gerarchi non sono fiction. Vero, sono scritti da me, ma basati su una forte documentazione storica rigorosa che ha preceduto la stesura dei libri". Il rischio che per esigenze televisive, dove la semplificazione è quasi una regola aurea, un personaggio come Mussolini diventi una sorta di eroe c'e e Scurati ha scelto di rimanere nel progetto televisivo e seguirlo anche per evitare queste pericolose derive: "Si pensi a Gomorra - ha detto - nel  libro e nel film i ruoli sono chiari, si sa dove stanno il bene e il male, ma nella serie televisiva ci sono quasi esclusivamente camorristi...".

Tornando al fascismo e ai fascisti, Scurati sottolinea che il renderli protagonisti dei romanzi rappresenta "un tentativo di mettere gli italiani di fronte a un fatto storicamente assodato: siamo stati gli inventori del fascismo e con questo dobbiamo farci i conti". Fare i conti con un regime che in Libia, nel 1930, ha deportato migliaia di persone in veri e propri campi di concentramento "come dimostrano i documenti firmati da Badoglio - ha detto Scurati - nominato da Mussolini governatore unico della Tripolitania e della Cirenaica e poi, dopo la caduta del regime, diventato capo del governo fino all'armistizio".

Insomma, la storia è giudice, nel bene e nel male. "Ma non si può avere una concenzione deterministica della storia - ha detto l'autore - perché vorrebbe dire rinunciare alla lotta e senza lotta non c'è storia, perché la storia non è mai neutrale. Ritrovare il senso della storia è impossibile senza recuperare il sentimento della lotta".

Emanuele Salvato

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