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‘Intelletto d'amore’, Dante e le donne. Lo sguardo ironico di Lella Costa e Gabriele Vacis sull’eterna contemporaneità della Comedia

Mantova Festivaletteratura Costa-Vacis1MANTOVA, 11 set. – Sono storie diversissime di quattro donne, Beatrice, Francesca, Gemma e Taide, che Dante Alighieri ha reso protagoniste dei sui versi e che, a loro modo, diventano altamente rappresentative della sensibilità del poeta nei confronti del mondo femminile.

Storie di donne che Lella Costa e Gabriele Vacis hanno presentato ieri sera con acuta ironia al pubblico di piazza Castello, sviluppando un dialogo animato, dinamico e divertente in cui alla bellezza e al fascino dei versi danteschi hanno fatto da controcanto i cenni alle coincidenze con l'attualità e la discreta comicità di simpatiche invenzioni estemporanee.

Sulle tracce di "Intelletto d'amore – 4 donne e un poeta", titolo sia dello spettacolo portato in scena nei mesi scorsi da Lella Costa per la regia di Gabriele Vacis, sia del libro da loro stessi scritto, si è sviluppato il dialogo tra i due protagonisti dell'evento da cui è emersa la forza evocativa delle straordinarie espressioni d'amore e profonda stima di Dante per la donna.

Mantova Festivaletteratura Costa-Vacis2Con visioni certamente diverse e addirittura contrapposte: da un lato la magnificazione del ruolo fondamentale dell'incontro con Beatrice e, all'opposto, il linguaggio riservato a Taide – l'unica prostituta relegata da Dante all'inferno nel girone dei fraudolenti – che, nonostante i pesanti termini rozzi utilizzati, riesce ad elevarsi ad esempio di alta poesia.

Di Gemma Donati, la moglie mai nominata nella Comedia, ma figura fondamentale sempre al fianco del poeta, Lella Costa ha simpaticamente offerto un ritratto colorito, con tanto di forte accento fiorentino, ipotizzando addirittura che possa essere stata lei stessa coautrice di parte dei versi danteschi.

Altrettanto apprezzata dal pubblico che ha gremito la piazza, la rappresentazione ironica di Francesca, del suo tragico amore per Paolo, finiti insieme all'inferno tra i lussuriosi.

"Qui appare evidente la comprensione di Dante per il loro peccato di aver sottomesso la ragione al talento – ha chiarito Lella Costa -. Un modo stupendo per salvaguardare la ragione, ma al tempo stesso per esprimere sincera comprensione per il sentimentoAnche per questa ragione il V canto è tra i più amati in assoluto".

L'intento dichiarato degli autori è di "ritrovare il Dante che c'è in noi, fin dagli anni della scuola; scoprire il senso profondo delle sue parole per come le sentiamo oggi, cogliere l'eterna contemporaneità che amplifica la magnificenza del verso dantesco".

(gmp)

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