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Morti per disperazione e modello Usa del capitalismo. Anne Case-Angus Deaton: ‘Prima o poi ci sarà una rivolta dei poveri’

Mantova Festivalettaratura Case-Deaton1MANTOVA, 10 set. - È una strage invisibile quella che si sta consumando negli Usa, certificata dai dati ufficiali: nel 2017 si sono verificate 158mila morti per overdose da stupefacenti (70mila), malattie del fegato causate da alcol e suicidio.

Un fenomeno che continua a colpire soprattutto i bianchi di mezza età con grado di istruzione basso, tale da essere posti molto facilmente ai margini delle attività produttive. Partendo da queste considerazioni il giornalista Alberto Magnani ha intervistato da piazza Castello, in diretta streaming i due economisti Anne Case e il premio Nobel per l'Economia Angus Deaton, autori del libro "Morti per disperazione e il futuro del capitalismo".

L'analisi che ne è scaturita ha evidenziato come il fenomeno sia stato preso in considerazione solo in anni recenti e che, alla sua origine, non ci sia soltanto l'effetto della crisi economica - crisi che negli Usa ha penalizzato in modo spietato quel 19% della popolazione che non ha almeno una laurea breve-.

Angus Deaton chiama in causa anche le grandi aziende farmaceutiche che hanno scelto questo settore della popolazione per la diffusione massiccia dei loro prodotti tramite un'epidemia di prescrizioni mediche di oppioidi destinati a lenire le sofferenze immediate, ma che hanno aperto la via alla depressione.

Mantova Festivalettaratura Case-Deaton2Condizione tipica di chi ha avuto la vita rovinata dalla perdita del lavoro, dalla diminuzione del reddito e anche dalla mancanza di un sistema di relazioni sociali che potesse offrire il sostegno psicologico necessario. "È un fenomeno che si è verificato anche in altri paesi occidentali, ma gli Stati Uniti hanno fatto decisamente peggio – sostiene Deaton -. Quelli di Big Pharma, primi responsabili della diffusione degli oppioidi, adesso sono eroi per aver creato il vaccino".

Il sistema sanitario Usa, basato sull'iniziativa privata, accentua le diseguaglianze anche per il fatto che il lavoratore non paga in rapporto al proprio reddito – chi è più povero è più svantaggiato – e pur drenando dalle casse dello stato risorse multiple rispetto agli altri paesi occidentali, ripartisce il denaro tra dirigenti, produttori di apparecchiature, medici e Big Pharma, lasciando ai margini chi non può garantirsi un'assistenza adeguata. Non è un caso che l'aspettativa di vita negli Usa sia molto simile a quella dei paesi dell'est europeo.

"Tenetevi stretto il sistema sanitario della vecchia Europa – ha commentato Deaton -: è più economico, copre l'intera popolazione anche grazie al gettito dell'Iva che fornisce risorse per sostenere i servizi ai cittadini. Ma non meno importante è il senso di comunità che ha fin qui protetto gli stati europei".

Sul versane della meritocrazia, spesso evocata come componente essenziale di migliori opportunità, interessante la distinzione fatta dai due economisti che ne hanno evidenziato il possibile effetto negativo per cui, negli Usa, chi non ha successo viene ritenuto responsabile esclusivo di se stesso e aumenta l'ostilità tra chi ne ha beneficiato e chi no.

"Si è visto bene con la precedente amministrazione Usa, ma anche voi avete corso dei bei rischi. La meritocrazia in questi casi va a braccetto con il populismo". Solidi fautori dichiarati del capitalismo, Anna Case e Angus Deaton riconoscono la necessità di correttivi per il modello economico dominante, come del resto aveva già preventivato lo stesso Adam Smith.

"La protezione del mercato Usa ha favorito pochi a danno di molti. Bisogna proteggere il capitalismo da chi vuole creare monopoli perché l'essenza e il potere del capitalismo stanno nella concorrenza e nell'innovazione: elementi da sfruttare a favore della gente e non contro la gente, come si è fatto finora".

"Negli Usa c'è una diffusa corruzione dei legislatori operata dai ricchi per ottenere disposizioni a loro favorevoli, mentre gli altri vengono sfruttati. Ma prima o poi ci sarà una rivolta dei poveri. L'agenda del nuovo presidente Biden, che prevede grande slancio per l'istruzione, è una buona prospettiva, tenendo conto del fatto che i 2/3 degli americani si sentono abbandonati. Ma bisogna superare le forti resistenze delle lobbies e gli squilibri attuali. Speriamo, anche se appare improbabile".

(gmp)

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