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Carlo Verdone e la sua 'carezza': un viaggio nel tempo nella vita di un grande artista

Mantova Festivaletteratura Verdone2MANTOVA, 11 set. - Piazza Castello gremita per l'attore e regista Carlo Verdone che purtroppo è dovuto intervenire solo in diretta streaming per un'improvvisa indisposizione.

Sul palco la conduttrice televisiva Paola Saluzzi per un incontro che ha velato risvolti inediti dell'attore romano.

Sono passati più di quarant'anni dall'esordio di Carlo Verdone (Borotalco, Compagni di scuola, Si vive una volta sola) dietro alla macchina da presa e, da allora, il celebre regista, sceneggiatore e attore romano non ha mai smesso di indagare l'animo umano attraverso una comicità dalle sfumature amare, che si prende gioco degli stereotipi delle epoche che attraversa e si interroga sull'evolversi della quotidianità con "precisione sociologica".

I suoi personaggi, oggetto di culto per intere generazioni di appassionati cinefili, sono ormai entrati nella memoria collettiva e, proprio a partire dal potere evocativo del ricordo, l'autore ha sviluppato e redatto durante il periodo del lockdown la sua autobiografia "La carezza della memoria".

Per la precisione non è esattamente un'autobiografia organica, semmai "un racconto per quadri e frammenti" scandito dal calendario degli incontri che l'esistenza offre. L'espediente narrativo, la scintilla che accende ogni capitolo è nel ritrovamento di una scatola dei ricordi: "Mentre facevo ordine in casa, mi cadde a terra una vecchia scatola che tenevo in un amadio - spiega Verdone - e da li uscirono tanti oggetti, vecchie Polaroid, ritagli, biglietti, fotografie, un rosario e tante altre cose di cui non ricordavo più l'esistenza. Ebbi cosi l'idea di scrivere questo libro".

Verdone nel resoconto del proprio vissuto, scritto per uccidere il tempo d'esilio forzato del virus, si concede pienamente, e con nudità assoluta, al racconto di sé. Ed è sempre un piacere ascoltarlo. Nulla è banale, nulla è scontato.

Mantova Festivaletteratura Verdone1Un "retablo" di ricordi alcuni struggenti, altrettanti espressamente, appunto, intimi. Non proprio una quadreria, sebbene nel libro compaia l'omaggio ricorrente al padre Mario, storico del cinema, semmai lo sguardo che si accosta a un paesaggio di incontri solo apparentemente secondari rispetto al nucleo centrale della sua "carriera" di attore. La rivelazione ad esempio di Maria F., una prostituta di via Panisperna, nell'anno 1974, i turbamenti, le timidezze, le attese davanti al telefono del ragazzo Carlo: "Fu un amore più platonico che altro - racconta l'attore romano - ho accompagnato questa giovane e dolcissima ragazza diversi sabati per le vie di Roma, raccontandogli la città, e ricordo con piacere il suo dolce viso, stupito e curioso, felice di condividere con me quei momenti (lei era della provincia e non conosceva la capitale)". "E' stato alla fine un breve periodo ma colmo di felicità, credo per entrambi. E sarebbe davvero una bellissima storia per un film, che mi piacerebbe un giorno magari dirigere".

Anche il tema medico, Verdone luminare di medicina mancato, cui sovente l'uomo, il professionista viene assimilato, ora da parte di chi gli attribuisce un disturbo di ipocondria da egli sempre negato, nel libro perde il tratto da pochade, per trovare semmai il racconto commovente di un suo intervento, degno di un primario di pronto soccorso, a bordo di un treno ad alta velocità: Carlo alle prese con la crisi di panico di un povero inerme controllore divorato dalle angosce sentimentali, una crisi da lui prontamente riconosciuta e come tale "sedata con una pasticca tranquillante che portavo con me".

Nel libro, spiega Verdone, "ogni racconto è un momento di vita vissuta rivisitato dopo tanto tempo". Dal legame col padre ai momenti preziosi condivisi con i figli (il racconto dell'uscita serale al circo Orfei è un capolavoro di comicità), dai primi viaggi alla scoperta del mondo alle trasferte di lavoro, dalle amicizie romane a un delicato amore di gioventù. Ovunque, sempre, il gusto per l'osservazione della commedia umana, l'attenzione agli altri - come sono, come parlano, come si muovono - che nutre la creazione dei personaggi cinematografici, e uno sguardo acuto a tratti melanconico su Roma, sulla sua gente, sul mondo.

"In questo libro sono raccontate storie di tante persone per bene. E per me in quel periodo buio è stata come una carezza. Ho scritto questo libro con il cuore, con coraggio e con tanta sincerità. E' un libro che vi consiglio" conclude Verdone, che chiude il suo incontro leggendo una riflessione sulla magnaminità scritta dal padre, datata 27 settembre 1971, e ritrovata per caso in quella scatola dei ricordi.

Si sorride, ci si commuove, si riflette, si torna indietro nel tempo, illuminati dallo sguardo di un artista e di un uomo da sempre attento, per indole, vocazione e professione, agli altri.

(s.t.)

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