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Pif e Lillo: 'Io sono lo Stato, Io posso'. Un ribaltamento per contrastare la mafia e cambiare le cose

Mantova Festivaletteratura Pif-Lillo2MANTOVA, 10 set. - "Nessuna zona grigia: o si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative. Essa esiste ancora, non è stata sconfitta ed è necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato", metteva in guardia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso maggio, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci.

Ne sono convinti anche l'attore e regista Pif (autore de "La mafia uccide solo d'estate") e il giornalista Marco Lillo (autore de "Padrini fondatori" e "I re di Roma"), ospiti in piazza Castello al Festivalettaratura accompagnati dalla giornalista d'inchiesta Floriana Bulfon (autrice di "Casamonica. La storia segreta").

Oltre alle battaglie portate avanti dalle più alte istituzioni, esistono storie comuni di resistenza quotidiana alla mafia, di individui che a volte devono scontrarsi con le istituzioni stesse oltre che con la criminalità organizzata. Tra queste il singolare e a tratti surreale caso delle sorelle Maria Rosa e Savina Pilliu, oppostesi a un costruttore legato alla mafia, solo per trovarsi a fronteggiare da un lato la malavita e dall'altro alcune storture di una burocrazia lenta e poco sensibile verso le persone comuni. 

Lillo e Pif, coautori di "Io posso", raccontano la battaglia di queste due donne sole contro la mafia.

"Dopo 30 anni di battaglie e soprusi, le sorelle Pilliu (un mese fa è venuta a mancare Savina) sono state risarcite con una somma di 780mila euro, ma purtroppo sono soldi che non hanno mai ricevuto in quanto il costruttore ormai fallito non è più stato in grado di risarcirle" spiega Pif. "Singolare che poco dopo l'Agenzia delle Entrate abbia chiesto comunque loro le tasse del 3% di quella somma mai percepita. Oltre il danno quindi la beffa". Pif ricorda come questa ingiustizia sia stata la goccia che abbio spinto lui e Marco Lillo a scrivere questo libro, un'opera per la quale hanno deciso di devolvere i diritti in favore delle sorelle in modo che possano essere in qualche modo risarcite.

Mantova Festivaletteratura Pif-Lillo1Significativo l'episodio che dà il titolo al libro: è indicativo della tracotanza e del delirio d'onnipotenza che molti ostentavano, a Palermo, negli anni in cui per tanta "gente per bene" la mafia non esisteva ("Dio ci liberi dalla cosiddetta gente per bene" scrive Croce: sapeva quel che diceva). E dunque ecco una prima testimonianza (rivelatrice) di Pif – gli autori si alternano nella stesura dei capitoli – : "Dopo l'esame di maturità, chiesi a un compagno di scuola" – figlio di un amministratore colluso – "a quale facoltà si fosse iscritto". Rispose: "'A Giurisprudenza e Medicina'. E quando gli feci notare che non era possibile... lui mi guardò e disse "Io posso".

Marco Lillo racconta, da grande giornalista d'inchiesta, il contesto in cui le sorelle Pilliu sono state umiliate e offese: erano sole e isolate, scrive, e andarono a sbattere contro una mafia potentissima collusa con la politica – i nomi fanno parte, a diverso titolo, della storia d'Italia di questi anni – Rosario Spatola, di cui Falcone dice: "costituisce un tipico esempio dell'imprenditore mafioso". Ãˆ una storia incredibile: soprusi, falsificazioni di atti, minacce, intese mafia-politica, contro due povere donne sarde trapiantate in Sicilia e osteggiate dalla mafia e dallo Stato: con qualche eccezione. Paolo Borsellino lo incontrarono quattro volte le sorelle, e annotò anche il loro numero di telefono su un'agenda: sappiamo come andò a finire e perché Borsellino purtroppo non ha potuto difenderle.

"Le sorelle Pilliu hanno combattuto contro tutti, non solo la mafia, ma la politica, le istituzioni e anche la classe borghese palermitana. Erano sole, senza uomini al loro fianco, ma non si sono piegate e hanno resistito. Ecco, con questo libro vorrei che tutti noi tirassimo fuori le sorelle Pilliu che abbiamo dentro. Credetemi basta poco, e vivremmo tutti in un mondo migliore".

Pif e Lillo invocano cosi una "Solidarietà attiva". Che ognuno dica: "Io sono lo Stato, Io posso" (in un singolare ribaltamento dell'arroganza mafiosa); così facendo le sorelle Pilliu saranno risarcite (anche eticamente) e la solidarietà avrà vinto.

"Abbiamo scritto la storia in questo libro, ma non il finale" spiega Pif, ricordando che una nuova sentenza di risarcimento (le sorelle hanno chiesto di essere considerate vittime di mafia, e  hanno quindi chiesto un risarcimento allo Stato) sarà emessa il prossimo 13 settembre. "Il finale della storia lo possiamo quindi scrivere noi. Perchè se lo stato non c'è il cittadino lo può sostituire. Perchè ricordate sempre che se il cittadino dorme, lo Stato, la Mafia, le Istituzioni fanno quello che vogliono. Quelle case semidistutte vogliamo che siano ricostruite, non abbattute. Dobbiamo in qualche modo dimostrare che lo Stato è più forte di qualunque mafia" precisa un Pif quasi commosso.

"Questa è una piccola storia ma nasconde una grande e significativa battaglia - spiega Lillo - Ricordare che mafia e anti-mafia si manifestano soprattutto nelle piccole cose, come la costruzione di un palazzo e il tentativo di un costruttore colluso di 'cacciare' dalle loro case le povere sorelle protagoniste di questa storia. Grazie anche a questo libro è cambiata la percezione e la consapevolezza dei palermitani nei confronti di queste due eccezionali donne, ora non più corpi estranei della città".

"Niente restituirà 30 anni a queste donne, ma mi ripeto, il finale della storia lo possiamo scrivere noi. Se dopo 30 anni di soprusi non ci sarà giustizia allora sarà davvero finita. Non permettiamolo" conclude Pif.

(s.t.)

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