Danielewski e l'importanza dei livelli narrativi

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Mantova Festivaletteratura DanielewskiMANTOVA, 10 set. - In streaming, con un formato nuovo e sperimentale l'autore statunitense Mark Z. Danielewski e la docente universitaria Simona Micali hanno dialogato a distanza per il pubblico di Festivaletteratura in una delle "interviste impossibili" dell'edizione 2020.

Danielewski da Los Angeles, comodamente seduto subito dopo la colazione, parla in occasione della nuova edizione del suo La casa delle foglie del 2005.

Micali riassume i personaggi, i "livelli narrativi" che si intrecciano e mescolano nel romanzo, dando vita ad un thriller che appare come un enorme ipertesto che si dilata sulle pagine alterando le stesse regole tipografiche.

All'autore viene chiesto il perché di una scelta così ardita e complicata anziché un tradizionale horror e lui, con il suo fare allergico alle convenzioni risponde ridendo che la creatura letteraria deve essere capace di interagire con i lettori, i critici, il pubblico: "non volevo scrivere una storia classica, ma cimentarmi in una idea coraggiosa, capace di seguire letteralmente la crescita di quella casa e l'evolversi degli archi narrativi dei personaggi. Johnny, Zampano, Will e gli editori crescono e cambiano; un libro è una finestra aperta per lo scrittore, un'esperienza sconvolgente dare vita ai protagonisti".

Micali incalza Danielewski parlando della "inaffidabilità dei vari narratori" dato che per lo scrittore la verità non è un testo sacro ed emerge sempre una interpretazione soggettiva. Questa teoria ne La casa delle foglie viene portata alle estreme conseguenza e "quindi" -chiede l'interlocutrice- "esiste una lettura giusta da una precisa angolazione narrativa?".

L'autore ride, perfettamente a suo agio nel suo spiegare che la giusta lettura c'è ed è nello sfidare le proprie paure e debolezze, fin dall'inizio del romanzo. "Il testo è inquietante e destabilizzante già dalle prime pagine, una sfida per coraggiosi" chiosa Danielewski.

Per semplificare, l'autore prende l'esempio di una palestra: "se scrivo un libro su una palestra, racconto come si usano gli attrezzi ma il lettore non fa gli esercizi; nel mio libro il lettore è dentro alla narrazione e si rafforza esercitando il proprio coraggio". Lo scrittore sottolinea che oggi viviamo in un'epoca in cui nessuna narrazione è sicura, quindi anche ciò che si legge in un libro non ha la sacralità del vero, ma che solo l'esperienza guida le persone. E aggiunge: "non voglio solo raccontare il viaggio, ma farlo vivere".

Il dialogo-intervista si sposta sull'attualità e Micali riporta il dato di diversi recensori del libro e appassionati che l'hanno letto o riletto proprio durante il lockdown dei mesi scorsi, un scelta che può esaltare le corde più profonde del testo di Danielewski. "È una scelta per coraggiosi!" esordisce l'autore evidenziando che il nuovo spazio ristretto della pandemia può risultare più terrificante di qualsiasi storia horror che, per paradosso, vede le mura e le stanze di una casa espandersi anziché restringersi come durante la pandemia.

E ancora più attuale è il tema delle fake-news e della manipolazione digitale delle immagini, presente anche in La casa delle foglie: per lo scrittore l'idea dell'autenticità è un problema figlio dell'idea passata di un'immagine vera capace di rassicurare e dare certezze. "Sembrava più autentico il tempo delle lastre fotografiche e delle Polaroid – dichiara Danielewski – rispetto all'attuale pervasività digitale. Ad essere vero era il livello di fiducia che vi riponevamo, oggi viviamo in una sorta di "nebbia fantastica".

Emanuele Bellintani

 

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Scaricate, consultate e stampate gratuitamente Speciale Festivaletteratura firmato L'Altra Mantova. La versione cartacea sarà reperibile nei principali punti di interesse del Festivaletteratura.

 


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