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‘Lo sguardo ritrovato’: l’esito del restauro di due tesori della tecnologia ottica dell’Ottocento al Liceo Virgilio, giovedì 21 maggio, ore 16

Mantova LiceoVirgilio Evento21Maggio LocandinaMANTOVA, 20 mag. - La "Delegazione AMICI del Virgilio propone "Lo sguardo ritrovato" il secondo capitolo del "progetto restauro" presentando due tesori della tecnologia ottica dell'Ottocento, recentemente restaurati grazie, soprattutto, alla sensibilità e al generoso contributo di due donatrici, legate con gratitudine all'eredità storica e culturale del Liceo.

Giovedì 21 marzo, ore 16.00, in Sala degli Addottoramenti del liceo "Virgilio", via Ardigò 15, verranno presentati e illustrati due strumenti restaurati che assumono un'importanza particolare in quanto rappresentano un momento storico in cui si cercava di aprire una finestra su un mondo che stava imparando a guardare se stesso in modi nuovi, con apparecchi talvolta addirittura ritenuti magici, ma sicuramente rivoluzionari.

Il primo protagonista dei due strumenti ritrovati è lo Stereovisore modello Brewster. Siamo nel 1855.

Sono passati solo cinque anni da quando questa tecnologia è stata inventata, eppure a Mantova era già presente questo esemplare della prestigiosa ditta J. Duboscq di Parigi. Perché è speciale? Perché non è un semplice visore, ma un passaporto per la terza dimensione e perché è estremamente raro: uno strumento quasi unico al mondo riappare, sottratto alla patina del tempo, a ricordarci la storia di avanguardia culturale del nostro liceo e la ricchezza di un patrimonio in cui c'è ancora molto da scoprire e da condividere.

Il secondo restauro è una macchina fotografica a cassetto scorrevole, un pezzo eccezionale perché fabbricato proprio qui, a Mantova. Serviva a creare dagherrotipi: in assoluto il primo procedimento fotografico. Il dagherrotipo non era una semplice foto: era un oggetto unico, un'immagine fissata su una lastra di metallo argentato. Non esistevano negativi: ogni scatto era irripetibile, un frammento di realtà che non poteva essere duplicato.

Ma ciò che rende questo ritrovamento straordinario è la testimonianza del suo "corredo", un set completo che ne descrive il passato, come appare in un inventario del 1855. Due dagherrotipi presenti nella raccolta, ritraenti Palazzo Te, hanno dimensioni compatibili con questa macchina con la quale si può quindi supporre che siano stati realizzati.

Restaurare oggetti di questa complessità — dove il legno incontra l'ottone, il vetro e la meccanica di precisione — richiede non solo competenza tecnica, ma una profonda conoscenza storica. La dr.ssa Anna Giatti, collegata in video conferenza, illustrerà i momenti più delicati del restauro e le caratteristiche tecniche dei due manufatti. La dr.ssa Anna Giatti è una restauratrice e curatrice di spicco nel panorama italiano, specializzata in un settore di altissimo profilo: la conservazione e il restauro di strumenti e strumentazioni scientifiche e tecniche storiche. A

bilitata come Restauratore di Beni Culturali dal Ministero della Cultura, affianca alla pratica di laboratorio una intensa attività accademica, ha operato un vero e proprio "risveglio" di questi strumenti. Il suo lavoro ha significato preservare i meccanismi di scorrimento, stabilizzare i materiali chimicamente sensibili e restituire la lucentezza originaria a strumenti che hanno visto nascere l'era dell'immagine.

A concludere l'evento, in una festosa e simpatica cerimonia, verrà assegnata la targa di riconoscimento al gruppo degli "archeologi del gusto" che hanno animato il precedente evento promosso dalla delegazione AMICI del Virgilio, quello della riscoperta dei cibi e delle bevande degli antichi romani: anche quell' evento, infatti, è stata un'importante tappa alla riscoperta della storia e della cultura del Liceo Virgilio.

Sarà inoltre possibile, in via del tutto eccezionale, osservare da vicino mediante lo stereovisore la copia del dagherrotipo raffigurante Léon Foucault (l'originale, molto delicato, è custodito nel gabinetto di fisica). L'evento sarà impreziosito dalla presenza anche di uno stereovisore centenario, perfettamente funzionante e utilizzabile col suo corredo di splendidi panorami d'epoca. Sarà possibile ammirare anche la collezione di vetri dipinti, antesignani delle diapositive, che servivano per proiettare scene di vita quotidiana della metà '800.

Giovedì 21, ore 16, presso il Liceo "Virgilio" - via Ardigò 15. Ingresso libero sino a esaurimento posti.

Note tecniche. Il visore stereoscopico. Nella collezione di strumenti scientifici si possono annoverare cinque coppie di dagherrotipi stereoscopici a lastra intera, ed insieme a questi è conservato il visore per la loro osservazione. Si noti che i dagherrotipi stereoscopici a lastra intera sono molto rari, quasi unici per le loro dimensioni, lo stesso vale per il relativo visore (misure: 30x20xh28 cm). I dagherrotipi sono firmati dal costruttore parigino Jules Duboscq al quale presumibilmente è associato anche il visore. Questo, oltre alle dimensioni davvero poco comuni, è caratterizzato da uno speciale sistema di prismi oculari con meccanismo per la rotazione e l'adattamento dei suddetti prismi. L'apparecchio consente la visione per trasparenza o riflessione di fototipi stereoscopici anche non necessariamente dagherrotipici.
Lo stereoscopio a prismi rotanti per dagherrotipi rappresenta uno dei vertici della strumentazione ottica e della cultura visiva della metà del XIX secolo (precisamente a partire dai primi anni 1850). Questo apparato unisce la fisica geometrica della stereoscopia — introdotta teoricamente da Charles Wheatstone e resa portatile da David Brewster — con le stringenti necessità tecniche della dagherrotipia. Le dimensioni di questo visore e dei dagherrotipi collocano questi strumenti tra gli apparati da ricerca scientifica e non semplice curiosità da salotto.

La macchina fotograficaDella stessa raccolta fa anche parte una macchina fotografica per dagherrotipia di tipo arcaico (misure: 51x36,5xh31). Questa è costituita da due cassette di legno scorrevoli una nell'altra ed è munita di obbiettivo con otturatore. Posteriormente è equipaggiata con vetro smerigliato e specchio reclinabile. L'obbiettivo si sviluppa all'interno, è dotato di un otturatore sul fronte della macchina, ed è costituito da una unica lente, o più probabilmente da un doppietto acromatico. Alla macchina non sono associati accessori.

La presenza degli apparecchi insieme a dagherrotipi a loro strettamente collegati, l'epoca a cui gli oggetti risalgono, il legame con il territorio dove sono conservati e la rarità, fanno di questo piccolo gruppo di beni fotografici un insieme di estremo interesse storico e culturale.

Dall'inventario del 1855 (traslato in italiano corrente)
Un Dagherrotipo con tutti i suoi accessori consistenti in:

a) una camera oscura con lenti acromatiche, cerniere e diaframma di ottone, specchio di riflessione e diaframma di vetro smerigliato;

b) un astuccio di legno di noce contenente diversi oggetti occorrenti alla preparazione delle lastre;

c) altro astuccio simile contenente sei lastre di plaqué (lastre metalliche argentate);

d) altro astuccio simile con doppio fondo per la iodurazione delle lastre (esposizione ai vapori di iodio);

e) altro astuccio simile con bacinella di ferro per la mercuriazione delle lastre (sviluppo con vapori di mercurio);

f) un treppiede di ferro;

g) due catinelle rettangolari di ottone stagnato;

h) un telaietto di legno nero o porta tavolette e lastre;

i) una cuccuma (bricco) di rame;

k) un ingegno (congegno) di lamiera di ferro o porta lastre per il loro lavoro;

l) un volumetto a stampa che descrive l'apparecchio e il modo di adoperarlo.


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