Chiesa di San Martino, un crocevia di storia, arte e devozione. Si rinnova la tradizione del pellegrinaggio dei Rendenesi (VIDEO)
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- Creato 10 Novembre 2025
- Pubblicato 10 Novembre 2025
MANTOVA, 10 nov. - L'11 novembre si festeggia San Martino di Tours, il santo che, secondo una popolare leggenda, tagliò il suo mantello per donarne la metà a un mendicante per proteggerlo dal freddo. Ma la fama di San Martino si deve soprattutto alla tradizione che da tempi antichissimi lega questa data alla fine dell'annata agraria e l'inizio di quella nuova.
Un momento particolarmente importante per le comunità rurali, una festa di ringraziamento a cui si associa il gusto del vino nuovo e delle caldarroste e che evoca una profonda storia di devozione di cui la chiesa mantovana di via Pomponazzo è secolare depositaria. Ma c'è una storia particolare che riguarda la chiesa di San Martino e che alimenta un'antica tradizione tuttora in vita.
Dal 1991, tutti gli anni l'11 novembre, giorno dedicato a S. Martino, un centinaio di persone di Pinzolo e della Val Rendena vengono in questa chiesa per pregare davanti all'altare "Comunitatis Pinzoli Rendene Tridentine 1659". Una forma di pellegrinaggio per rinnovare il forte legame tra la comunità montana e quella di Mantova nel ricordo degli emigranti rendenesi che secoli fa lasciarono le proprie case soprattutto nei mesi invernali alla ricerca di lavoro come carpentieri, scaricatori a Porto Catena, salumai e arrotini.
Per potersi riunire i ai loro avi nel 1604 chiesero e ottennero dal vescovo Francesco Gonzaga l'utilizzo di un altare, "Altare comunitatis Pinzoli Rendene Tridentine", che venne costruito nel 1659, e l'uso della sepoltura nella chiesa di San Martino .
Risale però al 1604 la "concessione dell'altare e dell'uso della sepoltura nella Chiesa di San Martino in Mantova fatta agli uomini del Comune di Pinzolo", come attesta la pergamena con l'accordo tra il Vescovo Francesco Gonzaga e la comunità degli emigranti della Val Rendena, che numerosi lavoravano a Mantova specialmente nei mesi invernali.
Ancora una volta, domani, 11 novembre, con una messa alle ore 10 si rinnova l'incontro tra le due comunità che oltre trent'anni, su impulso di Marco Collini, Italo Maffei "Lustro" e Claudio Cominotti, diede inizio all'annuale pellegrinaggio dal Sarca al Mincio.
La storia dell'edificio religioso di via Pomponazzo risale alle sue origini, nel IX secolo sebbene sia documentata solo a partire dallʼanno 1127. In epoca medievale la chiesa dipendeva dallʼAbbazia di Polirone e dal 1807 venne aggregata alla parrocchia di Santa Maria della Carità . Più volte rimaneggiata, venne ampliata nel Cinquecento.
Lʼaspetto attuale della chiesa si deve al progetto tardo seicentesco del fiammingo Francesco Geffels (Anversa 1625-Mantova 1694), che qui ha scelto di essere sepolto,, dal 1663 prefetto delle fabbriche ducali gonzaghesche. Come il coevo palazzo Sordi, opera dello stesso Geffels, la facciata di san Martino è di stile classico e ricca di stucchi.
Al centro, San Martino a cavallo taglia il suo mantello con la spada e lo dona al mendicante, riprendendo il noto episodio della carità del soldato romano Martino, ricordato nella tradizionale "estate di san Martino" poiché, a seguito del gesto generoso del santo, il clima divenne improvvisamente mite. Secondo la leggenda Martino vide poi in sogno Cristo che indossava il mantello donato al povero: si convertì e lottò contro il paganesimo e le eresie con un'importante opera di evangelizzazione.
L'interno ad aula unica, stuccato in maniera barocca da Michele Costa, è decorato da una preziosa serie di dipinti, tra i quali spicca una tela di Gian Francesco Tura, Madonna col Bambino e santi. Sono conservate in San Martino numerose altre tele anche provenienti dalle soppressioni napoleoniche di chiese, monasteri e ordini religiosi. Un edificio religioso di grande importanza per la comunità , che merita di essere opportunamente valorizzato e che rappresenta un prezioso crocevia di storia, arte e devozione.
(gmp)
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