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Ucraina, svelati dal Washington Post gli sbagli dei servizi segreti russi

Ucraina CrisiRussia Attacco1ROMA, 26 ago. – Il Washington Post venerdì scorso ha pubblicato un dettagliato retroscena delle dinamiche che hanno portato all'intervento militare russo in Ucraina e al fallimento del primo tentativo di prendere il controllo di Kiev.

Un ampio lavoro di indagine, analisi di documenti e fonti di intelligence ucraine per arrivare alla conclusione che il Servizio federale di sicurezza russo, FSB, è stato in buona parte responsabile del fallimento, sia per non essere stato in grado di valutare adeguatamente la possibile reazione ucraina, sia per avere fornito indicazioni contraddittorie e scenari troppo rosei al Cremlino, inducendo in fin dei conti gli strateghi russi a prendere decisioni sbagliate.

Il Washington Post racconta che negli ultimi giorni prima dell'invasione gli agenti dell'intelligence interna russa hanno inviato istruzioni criptiche ai propri informatori a Kiev, consigliando di partire ma di lasciare le chiavi delle proprie case, evidentemente perché sarebbero servite ad altri colleghi russi in arrivo. Queste comunicazioni sono state intercettate e fanno parte del materiale visionato dal quotidiano. Il Post conviene che l'agenzia di intelligence russa ha preparato in una certa misura il proprio fallimento negli anni precedenti, data l'incapacità di creare un qualche tipo di supporto filo russo o di paralizzare l'azione politica e istituzionale orchestrata dal presidente Volodymyr Zelensky o anche solo per non aver saputo prevedere la reazione della gente e degli esponenti al potere a Kiev all'arrivo delle truppe russe.

"I russi si sono sbagliati di grosso", ha detto un alto funzionario statunitense che ha accesso a dati di intelligence sulla Russia e i suoi servizi. "Hanno costruito un grande sforzo bellico per impossessarsi di obiettivi strategici che erano oltre le loro capacità. L'errore della Russia è stato cruciale e strategico".

File visionati dal Washington Post mostrano che negli ultimi mesi prima della guerra le unità dell'FSB responsabili per l'Ucraina sono state rafforzate e che la Russia contava sul supporto di un vasto network di agenti e informatori pagati in seno agli apparati di sicurezza ucraini. Alcuni di questi hanno obbedito e hanno agito per sabotare la sicurezza ucraina, altri semplicemente hanno intascato i soldi e finto di fare quello che il Cremlino chiedeva.

Un altro aspetto evidenziato è che i russi non hanno apparentemente preso in considerazione i sondaggi che erano stati condotti per l'FSB e che mostravano che ampi segmenti della popolazione Ucraina erano pronti a reagire in caso di aggressione al proprio Paese: oltre il 40% diceva di essere pronto a farlo.

Partendo da una serie di errate assunzioni, insomma, "l'FSB ha promosso un piano di guerra basato sull'idea che un intervento lampo su Kiev avrebbe portato allo spodestamento nel giro di pochi giorni del governo di Zelensky, che sarebbe morto, o finito catturato o in esilio, creando un vuoto di potere che gli agenti dell'intelligence russa avrebbero potuto riempire.

L'intelligence ucraina, scrive il Post, è stata affiancata nei suoi sforzi dalla CIA, dal MI5 britannico e altre agenzie di intelligence occidentali: "Una guerra combattuta nell'ombra nei mesi prima dell'invasione russa". A guerra iniziata, i servizi di intelligence ucraini hanno cercato di sbarazzarsi delle talpe russe e dei sabotatori, scrive il Washington Post, ricordando come Zelensky sia arrivato a luglio a sollevare dall'incarico il direttore della SBU, Ivan Bakanov, un suo amico d'infanzia. Al contrario a Mosca Vladimir Putin non avrebbe assunto misure paragonabili, malgrado le gravi valutazioni sbagliate che hanno compromesso l'esito dei piani per l'Ucraina. Al centro di questi piani, il Nono Direttorato del Dipartimento di informazione operativa della FSB, una unità che da anni si occupava principalmente di assicurare che l'Ucraina restasse nell'orbita di Mosca. Questo Dipartimento è diretto da Sergey Beseda. Secondo il Post, a fine 2013 quando a Kiev erano già scoppiate proteste contro l'allora presidente Yanukovyc, Beseda fece pressioni "perchè fosse usata la forza letale per domare la rivolta" poi diventata nota come Euromaidan. Yanukovic finì per fuggire in Russia e, secondo la ricostruzione del quotidiano Usa, sarebbe stato accompagnato da un gruppo di consiglieri che avrebbero in seguito lavorato con Beseda per preparare il ritorno di un governo filorusso a Kiev.

Nel 2019 l'FSB ha lanciato una vasta operazione di espansione dell'unità in carica degli affari ucraini, dal gruppo iniziale di 30 uomini la scorsa estate si era arrivati a 160 persone, secondo fonti di intelligence ucraina. Parallelamente, l'anno scorso mentre la Russia concretizzava la mobilitazione militare nei pressi dell'Ucraina, i servizi sicurezza occidentali hanno cominciato a inondare Kiev con rapporti di intelligence per avvertire dell'imminenza di un intervento militare russo.

"Tuttavia i servizi ucraini erano convinti che non ci sarebbe stata una vera invasione su ampia scala", dice un alto funzionario ucraino, "le nostre informazioni, pur accogliendo quello che gli americani ci stavano dicendo, indicavano piuttosto che i russi non stavano preparando la guerra". Alla fine di gennaio il governo britannico fece sapere di avere informazioni che indicavano che il governo russo si apprestava a installare un leader filorusso a Kiev e che stava valutando se invadere e occupare l'Ucraina o meno. Le informazioni britanniche identificarono un ex deputato ucraino filo russo Yevhen Muravev come "potenziale candidato", cosa da lui liquidata come ridicola.

Anche i funzionari europei ancora a fine gennaio e inizio febbraio nutrivano un certo scetticismo.

Alla fine, molti funzionari dell'intelligence ucraina erano giunti alla conclusione che l'escalation militare russa fosse più "una messinscena psicologica" che un piano concreto e che Mosca avrebbe comunque potuto usare lanci di missili e incursioni di unità aviotrasportate e di élite speciali per spodestare il governo. All'epoca, bisogna considerare, i tassi di approvazione per Zelensky erano del 26% circa e l'Ucraina era in piena crisi energetica e finanziaria. "Non prevedevamo un'invasione classica stile seconda guerra mondiale con carriarmati, artiglieria e fanteria", ha commentato un funzionario di alto grado ucraino: "I russi si aspettavano che qualcuno avrebbe aperto il cancello. Non si aspettavano alcuna resistenza" .

(askanews)


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