La burocrazia è un iperoggetto che vagheggia su di noi. La storia dell’apparato pubblico raccontata da De Masi

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Mantova Festivaletteratura DeMasi1MANTOVA, 14 set. – I giudizi sulla burocrazia italiana sono, da sempre, negativi o, peggio ancora, sconfortanti, visto che da più di 150 anni rimangono invariati.

Sulla nostra burocrazia Domenico De Masi ha incentrato l'incontro di ieri pomeriggio a Palazzo San Sebastiano mettendo subito in chiaro che su questo tema circolano più fake news che riscontri reali.

"In Italia, attualmente gli impiegati pubblici sono 3,2 milioni (la popolazione è di 60 milioni): in percentuale (18%), contrariamente all'opinione diffusa, l'Italia è messa meglio di diversi paesi, come la Francia (22%) e la Svezia (29%). Il problema, però – ha proseguito De Masi -, è che il settore è senza concorsi da anni e, quindi, con dipendenti anziani e meno digitalizzati.

L'organizzazione della macchina dello stato ha le sue basi nello Statuto Albertino che, nel 1865, per una popolazione di 28 milioni, contava su circa 3000 burocrati fedeli al Re, ma, come evidenziava nel suo rapporto Francesco De Sanctis, scarsamente istruiti.

Analoghe considerazioni negativa vennero espresse nel 1979 dal Ministro per l'Organizzazione della Pubblica Amministrazione Massimo Severo Giannini, riassunte nel suo sintetico giudizio "la situazione è gravissima, ma non irreversibile". Nel 1993 il ministro Sabino Cassese ammette che "l'invecchiamento del personale impedisce l'inserimento delle nuove tecnologie e nell'apparato statale domina l'inerzia". Se tutto è rimasto fermo, il sociologo si chiede come mai".

Mantova Festivaletteratura DeMasi2De Masi trova la spiegazione nella teoria del filosofo Timoty Morton sugli "iperoggetti": elementi non localizzabili (come l'uranio, il riscaldamento globale) la cui caratteristica principale è quella di esistere su dimensioni spazio-temporali troppo grandi per poter essere percepiti in maniera diretta.

"La burocrazia è un iperoggetto: vagheggia su di noi, si manifesta e scompare alternativamente. Per sconfiggere un iperoggetto ci vuole un altro iperoggetto che ci faccia vedere le cose in modo diverso. Il burocrate è vittima del sistema che lui stesso crea. L'azione di contrapposizione a ciò è un iperoggetto, come la scelta del direttore dell'Inps Gianni Billia che nel 1990 introdusse lo smart working nel settore pubblico: modalità incentivata dai ministri Bassanini, Madia e l'attuale, Fabiana Dadone.

Prospettive ancora migliori derivano dal progetto di legge indirizzato a far sì che, entro fine 2021, il 50% dei dipendenti pubblici possa lavorare da casa.

L'emergenza Coronavirus ci ha detto che lo stato è necessario mostrando anche aspetti di efficienza: ad esempio, l'Inps ha evaso, in questi mesi, 11 milioni di pratiche oltre la sua normale attività. Lo smart working ha salvato l'Italia: questo è un iperoggetto."

Con la sua consueta, incisiva ironia, Domenico De Masi ha citato metafore illustrative della percezione del ruolo dei "servitori dello stato" confermando la ciclicità del "tiro al burocrate": forme polemiche generiche che spesso la politica usa come alibi.

E, infatti, l'infinita successione di ministri, riforme e controriforme avvenuta dal 1946 ad oggi è lo specchio delle contraddizioni tra "amministrativisti" che fin qui non hanno favorito i necessari cambiamenti.

(gmp)

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