Piazza Fontana, Benedetta Tobagi e Carlo Lucarelli: 'Il paradosso è che non si sa niente ma si sa tutto'

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Mantova Festivaletteratura LucarelliCarlo-TobagiBenedetta1MANTOVA, 6 set. - Bagno di folla in Piazza Castello per Benedetta Tobagi, giornalista e autrice di Piazza Fontana. Il processo impossibile che recentemente ha condotto uno scavo "paziente, minuzioso e difficile in materiali d'archivio" sulla strage di Piazza Fontana.

Benedetta Tobagi, affiancata da Carlo Lucarelli, cerca di mettere in luce gli aspetti di una tragica vicenda tuttora oggetto di controversie. Esecutori materiali ignoti, verità storica e verità giudiziaria.

"Quando facevo la trasmissione Mistero in blu, ci domandammo – perché non raccontiamo di Piazza Fontana? Tutti ci rispondevano di no. È una storia che tutti conoscono ed è noiosa" incalza Carlo Lucarelli. E aggiunge "C'è un forte pregiudizio verso i misteri italiani: sono considerati vecchi, ignoti e impossibili da raccontare".

"Ci sono segreti, non bisogna parlare di misteri. I misteri sono come l'erbaccia che non si può estirpare. Sono seducenti, passionali e avvincenti ma fanno al contempo tanta paura "aggiunge la giornalista Tobagi. E continua "ciò che inganna dei misteri è che per capirli, non devi far fatica. I misteri sono una cosa che non sai e che non saprai mai, i segreti sono umani e concreti".

"Prendere posizioni in quegli anni fu difficile, ci provò Alberto Muraro ma venne taciuto immediatamente" imminente l'esempio di un portiere che avrebbe potuto testimoniare sull'accaduto ma fu ucciso. "Il paradosso è che non si sa niente ma si sa tutto. Il romanzo inizia con una scena all'interno di un tribunale dove avvengono le condanne nel 1979. Successivamente si passa all'anno 2005: la Cassazione assolve tutti ma afferma che la decisione del tribunale del 1979 era corretta. Come è possibile assolvere delle persone se sono responsabili? Questo è un forte elemento che crea confusione".

"Mi immagino l'Italia come una ragazza di 23 anni che proviene da una famiglia complicatissima" afferma la Tobagi. "Un pezzo dello stato, i politici di cui ci fidiamo, hanno agito contro la verità. L'Italia dopo vent'anni di fascismo, nonostante la presenza di una Costituzione moderna, non si può sistemare. La mentalità delle persone nate e vissute sotto il fascismo è difficile da cambiare".

"L'importante era reprimere ogni forma di pensiero. Quando qualcuno manifestava di voler progredire o opporsi, questo qualcuno faceva paura e andava fermato. La paura spinge le persone a stare in casa e tacere", specifica l'autrice.

"Era necessario individuare un colpevole perfetto e gli anarchici erano un perfetto capro espiatorio" aggiunge Tobagi e continua "sono state taciute tante voci e molte informazioni sono state nascoste. Molti documenti dell'archivio furono trovati solamente dopo la morte di Umberto Federico D'Amato, direttore dell'Ufficio Affari Riservati". Veri e propri depistaggi di copertura.

Carlo Lucarelli conclude "Ci sono state 17 vittime e i feriti portano tuttora con sé i segni, i dettagli di quel giorno. Un mio amico visse l'accaduto in prima persona: ricorda ancora che prima dello scoppio della bomba, sua nonna stava aprendo una lattina di Coca Cola. Quando qualcuno affianco a lui, ora, apre una lattina, lui vive cinque secondi di paura". E aggiunge la Tobagi "Le vittime non vanno finite nel dimenticatoio. Erano persone con delle storie. Alcuni di loro son stati a Caporetto e morirono per colpa di una bomba. Non vanno dimenticati".

Marina Storti

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