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Fana e le riforme del lavoro che hanno impoverito i lavoratori

Mantova Festivaletteratura FanaMANTOVA, 09 set. - In un mondo che da decenni viene raccontato come "post-ideologico" e ricco di novità per il futuro, l'ideologia è viva e a Festivaletteratura, Marta Fana e Riccardo Staglianò dialogano intorno alla questione di un neoliberismo egemone che determina il presente e, per ora, il futuro di milioni di persone.

La ricercatrice siciliana introduce il tema partendo dal libro-inchiesta, "Non è lavoro è sfruttamento", in cui emergono contraddizioni in seno alla "fine della storia" annunciata negli anni Novanta. Nelle parole di Fana compaiono insieme centro e periferia (cita più volte la realtà mantovana che ha conosciuto durante la stesura del libro) e lavoratori di alta specializzazione e bassa qualifica che vivono una drammatica discesa verso condizioni di lavoro caratterizzate dall'incertezza.

"Dal 1993 al 2017 – esclama la ricercatrice – ogni tre anni sono state varate riforme del lavoro impostate sulla flessibilità come mantra ideologico che hanno impoverito i lavoratori nei diritti e nei salari". Staglianò riprende la questione, allargando il campo ai temi di automazione, gig e sharing economy dove il marketing accattivante nasconde insidie e ritorni al passato: il giornalista parla di lavori da "pesare" e non da "contare" dopo dieci anni di crisi perché i posti recuperati dal 2008 sono diversi e quasi tutti con condizioni peggiorative. Cita la gig economy, quella dei "lavoretti" che hanno deliberatamente riscoperto il cottimo, dopo che decenni di lotte operaie l'avevano cancellato: è il modello di grandi aziende, corporations con sedi all'estero che creano un imbarbarimento dei rapporti di lavoro tramite strumenti tecnologici sempre più pervasivi dove, manco a dirlo, a rimetterci sono i lavoratori. Stesso discorso per le grandi sigle della "sharing economy" che, all'insegna di una benevola e fittizia "condivisione", rendono tutti più poveri: sono strutture che permettono a chi ha una stanza in più di "arrotondare" (AirBnB) come chi ha a disposizione un automobile di fare un servizio taxi extra (Uber), ma il grosso della ricchezza finisce in paradisi fiscali, creando forme di -denuncia Staglianò- "evasione fiscale legalizzata"; senza dimenticare effetti come l'aumento degli affitti e lo spopolamento dei centri urbani, nefasti per il tessuto vivo delle comunità urbane; "anche i rapporti umani, la socialità di dare un passaggio è stata mercificata", chiosa la ricercatrice.

Per Marta Fana, il tema del lavoro è al centro della vita di milioni di persone che, su quello, basano il proprio sostentamento e i propri progetti di vita ma, in Italia, non se ne parla o se ne parla male: "sembra che a parlare di lavoro debbano sempre essere gli imprenditori e mai i diretti interessati"; anche su questo i due autori concordano, assegnando molte responsabilità a una politica che ha scelto una ideologia ben precisa e si muove pienamente in quella direzione che ha portato all'impoverimento della società. In quest'ottica, Fana denuncia che la crisi, vista come occasione per ristrutturare i rapporti di forza nella società, ha diviso completamente il mondo del lavoro, differenziando contratti, storia e persino l'immaginario è stato frantumato rendendo molto più difficile l'identità di classe sfruttata: "oggi nessuno vuole sentire di essere povero –spiega la ricercatrice- da qui si comprende un passaggio determinante dell'incapacità di riunire gli sfruttati in una battaglia comune".

Eppure gli esempi positivi non mancano: i due autori scherzano sul fatto che, oltre la destra e accantonata una "sinistra reazionaria" (Il Pd viene evocato più volte scatenando l'ilarità del pubblico), ci siano in tutta Italia esperienze sociali, sindacali e politiche di resistenza diffusa allo sfruttamento che vanno aiutate e incoraggiate per crescere.

 

Emanuele Bellintani

 

 

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