Sanità, più di 6 milioni di italiani colpiti da disfagia

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Disfagia3ROMA, 9 mag. – La disfagia è la ridotta o alterata capacità di masticare il cibo ed inghiottirlo, facendo progredire correttamente il bolo alimentare nel tratto gastrointestinale.

Questa condizione clinica è una problematica sottostimata perché si pensa sia sempre riferita solo agli over 65, mentre ne è coinvolta in realtà tutta la popolazione adulta, con percentuali elevate soprattutto dopo i 50 anni (20% circa) e con un sensibile aumento tra i 75enni (45%).

Punte del 60% si raggiungono fra i sempre più numerosi residenti delle RSA o in pazienti in assistenza domiciliare, specie se con malattie neurodegenerative come il Parkinson, dove la disfagia già insorge naturalmente nel 20-40% dei casi, e l'Alzheimer, o in persone con ictus. Senza contare pazienti ospedalizzati per tumore o con problemi cardiovascolari.

La difficoltà a deglutire il cibo azzera la voglia e la volontà di avvicinarsi alla tavola, e porta al rifiuto quasi totale del cibo, con conseguenti rischi: calo di peso importante (fino al 20%) e conseguentemente malnutrizione che porta ad un indebolimento del sistema immunitario, affaticamento fisico generale, esposizione a maggiori rischi (come le piaghe da decubito).

Per affrontare questo problema oggi la scienza e la ricerca hanno 'impiattato' soluzioni che non sono il solito cibo incolore e insapore, ma menù vari ed equilibrati, nei quali si alternano pietanze differenti 7 giorni su 7, che ripropongono piatti tipici della tradizione culinaria, con l'obiettivo di mantenere vivo il piacere di alimentarsi. Di aspetto gradevole e colore brillante, gustosi al palato, calibrati per grammatura, di consistenza adeguata, igienicamente sani e sicuri, grazie a procedimenti di cottura sottovuoto e a bassa temperatura, i 'nuovi cibi' garantiscono la conservazione dei sapori e della qualità, tanto da garantire un mini rivoluzione nell'approccio al cibo del paziente con disfagia, oltre ad un risparmio dei costi: a dimostrarlo sono i risultati di uno studio condotto presso l'Azienda di Servizi alla Persona di Pavia (ASP), polo geriatrico dell'Università di Pavia. Tre mesi di "dieto-terapia" con prodotti di questo tipo hanno portato a un netto miglioramento nutrizionale e di salute dei pazienti, compresa la diminuzione dello stato infiammatorio, controllato dall'apporto adeguato di tutti i principi nutritivi, soprattutto vitamine e sali minerali. Un importante passo avanti in un settore da sempre sottovalutato.

(askanews)

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