Mantova vs Jönköping, chi fuggirebbe a gambe levate dalla cittadina gonzaghesca?

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Svezia Jonkoping Vista1"Ora che il Festival è finito potete tornare a ribadire quanto vi faccia schifo Mantova e quanto non desideriate altro che cambiare città". Simone, su Facebook, la pensa così. Forse è vero, in tanti, troppi, si lamentano che a Mantova non vi è nulla da fare, che è una cittadina morta, la stessa cittadina che il Guardian definiva "the Sleeping Beauty".

Forse. Ma è davvero possibile isolare Mantova e Festivaletteratura? Si può parlare del gusto dei tortelli se non vi fosse la zucca? Si può discutere del Barcellona senza considerare Messi? Si può dire qualcosa su Madame Bovary senza la stessa Bovary?

A 1800km di distanza provo a darmi una risposta: no. L'equazione è semplice: Mantova è Festivaletteratura. E' parte della città tanto quanto Piazza Sordello, Palazzo Te, Giulio Romano, il Martelli e il parco di Belfiore. E che tali elementi siano intrinsechi e inseparabili lo si avverte meglio, paradossalmente, proprio a 1800km più a nord.

Qui, in Svezia, Jönköping si gode un periodo di benessere: decima cittadina del paese, la natalità è buona, l'economia gira (la Svezia nel decennio 2002-2012 ha mostrato un tasso di crescita del Pil superiore a quello USA) bene e l'istruzione, con un Università eccellente che raccoglie 1500 studenti internazionali all'anno. Eppure manca qualcosa. Manca quell'evento che riempia gli hotel, che faccia balzare i giovani dalle proprie scrivanie e faccia dire loro: "voglio essere una maglietta blu!"

Un anno fa, io ero tra quelli. Era bello, da maglietta blu quale sono stato, intervistare narratrici nigeriane e filosofi della scienza italiani. Repirare un'aria più romantica, più poetica, metaforicamente (purtroppo solo metaforicamente) più sana di quella svedese.

Qui a Jönköping, girando il campus, si sente parlare inglese, francese, spagnolo, italiano, tedesco, svedese e tante altre lingue, ma a anche nella Sleeping beauty non ci possiamo lamentare. L'Altra Mantova evidenziava come il turismo sia in crescita, più tedeschi, più olandesi per una meta graditissima, pensa un po', agli israeliani come Grossman.

A questo, aggiungiamo che tra una decina di giorni Mantova depositerà la propria candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019. E Dio solo sa quanto, vivendo in una città produttiva ma quasi parca di bellezze (pochi edifici storici, pochi musei - quello più importante dedicato ai fiammiferi, che sono stati inventati qui e che sono stati una scoperta straordinaria, ma straordinariamente economica), quella candidatura meriterebbe di essere appoggiata.

L'uomo è animale strano, insomma. Sbotta, si lamenta, alza le spalle. A questi, forse potrebbe essere utile qualche mese all'estero. Tornando e passeggiando per le vie del centro, forse presterebbero più attenzione alle bellezze della cittadina. Aspettando la diciottesima edizione del festivaletteratura.

Nicola Roli
@NicolaRoli1

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