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Addio a Ermanno Olmi, regista del popolo che scelse il mantovano come location di alcuni suoi film

di Emanuele Salvato

Olmi IntervistaLutto nel mondo del cinema. E' morto ad Asiago, all'età di 86 anni, il regista Ermanno Olmi. Nato a Bergamo il 24 luglio del 1931, Olmi nel 1978 ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes con il film L'albero degli zoccoli, mentre nel 1989 si è aggiudicato il Leone d'Oro al festival di Venezia con "La leggenda del Santo Bevitore".

Olmi aveva anche girato nel mantovano due suoi film: "Il mestiere delle armi" e "i Centochiodi". Nel novembre del 2007 aveva ricevuto il Premio Fellini a Rimini e, in quell'occasione, l'avevamo intervistato. Riproponiamo quell'intervista.

«Perché ho scelto le sponde mantovane del Po per I Centochiodi? Perché mi sono trovato subito in mezzo ad amici e ho pensato non ci fosse nulla di meglio del girare un film fra amici». La pensa così il regista Ermanno Olmi che fra la primavera e l'estate del 2005 ha soggiornato parecchio fra Bagnolo e San Benedetto Po per girare quello che – contrariamente a quanto affermato dal regista qualche tempo fa – potrebbe non essere più il suo ultimo film di finzione. L'abbiamo incontrato a Rimini, dove è stato Premiato dalla Fondazione Fellini.

È stato niente meno che Federico Fellini a suggerire a Ermanno Olmi di non smettere di fare film. Nel suo Libro dei sogni - diario onirico di circa quattrocento fogli da disegno illustrati e commentati dal regista di Amarcord , presentato lo scorso week end a Rimini dalla Fondazione che porta il suo nome - Fellini a un certo punto scrive che «Ermanno Olmi farà un bel film». «Non ne ero a conoscenza - spiega il regista dell'Albero degli zoccoli - e per questo sono rimasto veramente sorpreso e non sono più convinto che i Centochiodi sarà veramente il mio ultimo film di finzione. Diciamo che sono dubbioso, anche se, per ora, sono ancora abbastanza deciso a smetterla con i film per dedicarmi ai documentari».

A proposito di sogni. Se la casa colonica in cui vivono le cinque famiglie dell'Albero degli zoccoli le è quasi apparsa in sogno in una nottata di nebbia durante la quale s'era perduto, com'è andata per la location dei Centochiodi?

«Stavo facendo dei sopralluoghi in zona, ma non avevo ancora deciso di girare il film proprio fra Bagnolo, San Giacomo e San Benedetto Po. Sono capitato, con un mio collaboratore, dalle parti di San Giacomo intorno a novembre-dicembre del 2005 e mi sono trovato, senza volerlo, coinvolto in un momento conviviale con alcuni abitanti del luogo, che senza sapere chi fossi e cosa facessi lì, mi hanno invitato a bere e mangiare con loro. Così, fra un bicchiere di lambrusco e una fetta di salame, mi sono sentito fra amici e ho pensato che girare un film fra amici fosse una condizione ideale. In quel momento ero fra amici, anche se non conoscevo nessuno».

E qualcuna di quelle persone è poi entrata nel cast del film?

«Senz'altro. nei miei personaggi cerco, innanzitutto, la genuinità e la semplicità e in quelle persone sedute a tavola ce n'era molta, sia dell'una che dell'altra».

Ed è diventato sempre più difficile trovare questa caratteristica nelle persone?

«Non sono un istituto di statistica, ma per quel che mi riguarda posso dire che in certe zone la semplicità e la genuinità si trovano ancora nelle persone. Non dobbiamo mai dimenticare che la piramide sociale sta su perché sorretta dalle persone semplici, che stanno alla base. Se la base è debole la piramide cade».

E la fede che ruolo occupa in questa piramide? Centochiodi qualcuno l'ha definito un film "contrario al cristianesimo e alla sua tradizione culturale", forse perché a un certo punto fa dire al protagonista (Raz Degan, soprannominato Gesù, ndr) "Dio è il massacratore del mondo. Non ha salvato nemmeno suo figlio dalla croce".

«Lascio ai critici i giudizi, per quanto mi riguarda tutti sanno che sono di formazione cattolica, ma sarei disposto a inchiodare il Vangelo sull'altare se questo servisse a salvare un uomo dalla crocifissione».

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