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Corneliani, il piano triennale prevede 130 esuberi. Orezzi (Cgil): 'inaccettabile' e annuncia mobilitazione

Corneliani Sede MantovaViaPanizza2MANTOVA, 06 nov. - "Il piano triennale passerà quindi per la revisione profonda del modello organizzativo oggi più che mai necessaria per adattare la struttura ad anni di flessione della domanda, con un impatto equivalente a 130 risorse sul territorio mantovano".

Questo passaggio nella nota stampa inviata da Corneliani è quello più doloroso, che certifica come il piano industriale predisposto dal management dell'azienda tessile mantovana, un'eccellenza mondiale nel settore della moda oggi controllata al 51% dal fondo londinese Investcorp e per il resto dalla famiglia Corneliani, preveda a Mantova un taglio di 130 persone in un anno.

Si tratta, per avere un'idea dell'impatto, del 28% dell'intera forza lavoro dell'azienda nella sede mantovana. Nel dettaglio la sforbiciata della forza lavoro vedrà l'uscita di 72 operai e 58 impiegati che rappresentano il 17% e il 38% dei rispettivi totali di lavoratori.

"Il processo di modernizzazione dell'azienda - si legge ancora nel comunicato aziendale - permetterà anche di ottenere significativi risparmi di costi operativi che serviranno a liberare risorse per esprimere al meglio le potenzialità del brand Corneliani".

Dura la reazione della Filctem Cgil di Mantova che contesta il piano industriale e, attraverso il suo segretario Michele Orezzi, preannuncia - dopo l'assemblea dei lavoratori tenutasi oggi alla presenza del segretario Orezzi e di Patrizia Sperandio di Filctem Cgil e di Adolfo Feudatari, Rosaria Scibilia e Gianni Ardemagni di Femca Cisl - due giornate di sciopero a partire da domani: "Riteniamo il piano presentato da Corneliani inaccettabile; ci si aspettava un piano industriale, ma ci siamo trovati di fronte a una mera ristrutturazione d'azienda che difende solo a parole la mantovanità, ma, in realtà, fa scontrare gli obiettivi dell'azienda con 130 famiglie mantovane. Vogliamo parlare direttamente con la proprietà e chiedere investimenti e non tagli. Corneliani è un marchio sinonimo di altissima qualità sartoriale e centro di eccellenza internazionale nel campo della moda, per questo quello di cui ha bisogno non sono i tagli del personale, ma gli invesitmenti. Difenderemo la mantovanità di Corneliani con tutta la mobiltiazione che servirà e rispediamo al mittente ogni taglio che va a rompere gli accordi fatti con l'azienda negli ultimi anni".

Da parte sua l'azienda definisce il piano di riorganizzazione e trasformazione triennale della società, che prevede investimenti per 18,5 milioni di euro in tre anni, "finalizzato a garantire la competitività e la crescita dell'azienda nel lungo periodo". L'azienda, in una nota ufficiale, specifica che il "il piano punta a riaffermare i valori e il DNA del brand Corneliani e la trasformazione della storica sede produttiva di Mantova un polo di eccellenza della manifattura tessile d'alta gamma del made in Italy. La riorganizzazione permetterà̀ all'azienda di essere più̀ agile e pronta a rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti, anticipando le nuove necessità determinate dall'evoluzione del mercato, proteggendo al tempo stesso le competenze artigianali e sartoriali specializzate che esprime il territorio mantovano e una tradizione che si rinnova da oltre 60 anni".

Nelle intenzioni dell'azienda, infatti, il piano progettato dal management "è stato costruito per affrontare le avverse condizioni di mercato e i cambiamenti irreversibili nel settore che richiedono inderogabilmente nuovi modelli organizzativi e di business. I trend sono confermati anche dagli ultimi dati di Camera di Commercio e da Euromonitor e vedono sotto pressione specialmente la manifattura italiana di alta gamma, in competizione con i brand internazionali favoriti dall'ampio utilizzo di manifattura a basso costo proveniente da Paesi emergenti. In questo contesto il segmento più colpito appare proprio quello dell'abbigliamento formale maschile, di cui Corneliani è una delle massime espressioni. Le stime evidenziano un calo delle vendite dei principali concorrenti tra il 2012 e il 2017 fino a oltre il 10%. L'obiettivo è dunque adattare il modello di business e l'organizzazione aziendale all'evoluzione di una domanda sempre più sofisticata anticipandone le esigenze".

Emanuele Salvato

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