Legge elettorale, Delrio: 'Costituzione a rischio, Conte intervenga'

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DelrioGraziano5ROMA, 6 ago. – Il capogruppo Dem a Montecitorio Graziano Delrio, non crede "esista cosa più importante della difesa della Costituzione".

"La riduzione dei deputati e dei senatori, abbinata all'attuale legge elettorale ipermaggioritaria, crea uno squilibrio serio per l'assetto istituzionale del Paese: rischia di produrre maggioranze in grado di cambiare da sole, senza il necessario dialogo con le opposizioni, la nostra Carta fondamentale. Ecco perchè il Pd ha fretta" ha detto ieri Delrio, in una intervista a Repubblica.

Delrio invita "a rispettare gli accordi presi in maggioranza" appellandosi alla responsabilità per la riforma della legge elettorale.

"Anche se strettissimi – aggiunge -, i tempi per votare la legge elettorale alla Camera prima del referendum ci sono ancora. Se la maggioranza ritrova l'unità si può fare". E l'appello è rivolto direttamente al premier Giuseppe Conte: "Il venir meno di un pezzo del patto di governo – dice Delrio – è una cosa su cui adesso anche lui dovrà lavorare".

Con il taglio del numero dei parlamentari "se non mettiamo in campo questo correttivo rischiamo di non avere, in entrambe le Camere, la rappresentanza piena di tutte le forze politiche e di tutte le Regioni, specie più piccole", rappresentanza "che verrebbe invece garantita dal proporzionale con una soglia del 5% proprio per evitare la frammentazione – aggiunge -. E' la ragione per cui, quando il governo giallorosso è nato ha predisposto un programma di riforme costituzionali che è un tavolo a tre gambe: votato, nell'ottobre 2019, da tutti i capigruppo di maggioranza". E per "tavolo a tre gambe" si intende "la riduzione del numero dei parlamentari" perchè si tratta dell'"equiparazione dei requisiti dell'elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato, unita alla revisione delle circoscrizioni del Senato, necessaria a garantire le regioni minori". "Le prime due gambe sono state messe in piedi, ma senza la terza, il tavolo non sta in piedi. A traballare è il nostro equilibrio costituzionale", conclude.

(askanews)

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