Pil, l'Ue scettica con l'Italia ma Tria esclude una manovra correttiva

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TriaGiovanni2ROMA, 9 feb. – Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha ribadito che non vede oggi "l'emergere della necessità di adottare manovre correttive".

La commissione Ue giovedì aveva tagliato le stime del Pil italiano, viste anche le "incertezze politiche" che inevitabilmente pesano sulla crescita economica.

"Non è tempo di concentrarsi su manovre correttive – ha aggiunto il ministro nel corso di un'informativa – ma bisogna concentrarsi su dare piena attuazione agli interventi di politica economica previsti dalla manovra. Con il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni puntiamo a dare fiducia alle famiglie e a dare sostegno alle fasce più deboli della popolazione aumentando il reddito disponibile delle famiglie".

Dai dati dati Istat sul Pil emerge "una battuta d'arresto più che una recessione" dell'economia italiana, ha continuato il ministro, nel giorno in cui la Commissione europea ha effettuato il temuto e ampiamente anticipato drastico taglio alle previsioni di crescita dell'Italia: un intero punto in meno sul 2019 per cui ora stima appena un più 0,2 per cento. La previsione sul 2020 è invece del più 0,8 per cento, 4 decimali di punto in meno rispetto alle stime di tre mesi fa. Secondo il documento di previsioni economiche invernali, che fornisce solo un aggiornamento su crescita e inflazione, si tratta in entrambi i casi delle stime più basse tra i Paesi di l'Unione.

Bruxelles ha comunque pesantemente rivisto al ribasso anche le previsioni di crescita di tutta l'area euro sul 2019, al più 1,3 per cento, 0,6 punti in meno rispetto alle stime di novembre. La previsione sul 2020 è stata limata di un decimale di punto all'1,6 per cento. Il documento aggiorna unicamente le stime di crescita e inflazione, senza fornire nuove elementi in merito alle valutazioni sulle politiche di Bilancio. Non di meno, nel capitolo sull'Italia Bruxelles rileva che se la debolezza dell'economia negli ultimi mesi inizialmente era dovuta alla frenata globale, più di recente "va maggiormente attribuita a domanda interna e investimenti, che hanno pagato l'incertezza sulle politiche del governo e gli aumenti dei costi di finanziamento".

(askanews)

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